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Cronaca 3 min di lettura50 min fa

Nordio: l’esercito presidia, ma la vera emergenza sono i minori

Dopo gli scontri di Milano, il ministro propone più posti nelle strutture minorili e valuta nuove risposte contro le violenze organizzate online.

L’impiego dell’esercito per la sicurezza urbana non coincide con una militarizzazione delle città. Carlo Nordio ha spiegato che i soldati possono essere utilizzati nei servizi di vigilanza ordinaria, lasciando alle forze di polizia le attività investigative e giudiziarie più delicate.

Il ministro ha ricordato che le pattuglie miste, composte da due militari e un agente, sono già operative da tempo. «Probabilmente è stata enfatizzata da ambo le parti la presenza dell’esercito, che c’è da sempre», ha osservato, chiarendo che non si ipotizzano interventi con armamenti pesanti.

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Il presidio non sostituisce le indagini

Secondo Nordio, i militari possono affiancare o sostituire temporaneamente polizia, carabinieri e Guardia di finanza nei compiti di controllo del territorio che non richiedono la qualifica di ufficiale di polizia giudiziaria. In questo modo gli agenti potrebbero concentrarsi sulle funzioni investigative e sugli interventi legati ai reati.

Il tema è emerso nel dibattito seguito agli scontri avvenuti a Milano, durante i quali sono stati coinvolti anche ragazzi molto giovani. Proprio la presenza di numerosi minorenni tra gli arrestati ha riportato in primo piano le difficoltà del sistema penitenziario destinato agli adolescenti.


Carceri minorili sotto pressione

Nordio ha definito senza precedenti, per dimensioni, la serie di arresti di minori registrata in occasione dei disordini. A suo giudizio, in presenza di episodi violenti può essere necessario disporre la custodia in carcere, ma le strutture minorili non dispongono oggi di spazi sufficienti.

Il ministero ha già esaminato alcune ipotesi operative. Tra queste figurano l’impiego delle risorse disponibili per aumentare i posti negli istituti per giovani e la possibile assegnazione ai minorenni di aree separate all’interno delle carceri per adulti.

Il ministro ha comunque escluso che la detenzione possa rappresentare l’unica risposta. Ha richiamato la necessità di intervenire sul disagio giovanile e di contrastare il razzismo, sottolineando che molti dei ragazzi coinvolti sono cittadini italiani e provengono anche da famiglie agiate. La questione, ha aggiunto, resta tra le più urgenti.

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Reati nuovi e violenze online

Nel ragionamento di Nordio rientra anche il decreto sicurezza, che interviene sulle manifestazioni violente e sulle modalità con cui vengono preparate attraverso le piattaforme digitali. Il ministro ha difeso l’introduzione di nuove ipotesi di reato e l’aumento di alcune sanzioni, sostenendo che il diritto penale debba confrontarsi con condotte fino a poco tempo fa non previste.

«È vero che noi creiamo nuovi reati e talvolta inaspriamo le pene, ma è anche vero che siamo costretti a farlo perché ci sono dei comportamenti nuovi imprevisti e imprevedibili fino a poco tempo fa che hanno un vuoto di tutela penale che va colmato», ha dichiarato.

L’attenzione è rivolta soprattutto alla promozione telematica delle azioni violente. Nordio ha indicato come obiettivo chi organizza e diffonde gli appelli alle iniziative illegali, anche quando tra i partecipanti figurano minorenni o persone non sottoponibili a responsabilità penale.


Soglia dei 14 anni invariata

Il ministro ha ammesso che, sul piano teorico, si potrebbe discutere di una modifica dell’età minima per l’imputabilità, oggi fissata a 14 anni. Non è però una scelta prevista nell’immediato: il governo, ha precisato, intende mantenere per ora la soglia attuale.

Nordio ha collegato la regola all’impostazione del codice penale del 1930, osservando che l’età di 14 anni aveva allora un significato diverso rispetto a quello odierno. La sua eventuale revisione resta dunque una riflessione aperta, non un intervento già programmato.

Accanto alle modifiche legislative, il Guardasigilli ha difeso il fermo preventivo come strumento per interrompere sul nascere iniziative annunciate in rete. La misura, secondo la sua spiegazione, non comporta necessariamente la reclusione, ma può impedire che gli appelli al saccheggio o alla violenza si trasformino in azioni concrete.

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