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Cronaca 2 min di lettura25 set

Niqab a scuola, la scelta della 16enne: “Se sarà vietato, ci adegueremo

All’istituto Pertini di Monfalcone quattro studentesse indossano il niqab, mentre compagni e famiglie raccontano un’integrazione considerata già consolidata.

A Monfalcone il niqab non impedisce a una studentessa di sentirsi parte della comunità scolastica. La ragazza, 16 anni e iscritta al secondo anno dell’Isis Pertini, è nata in città da una famiglia originaria del Bangladesh e frequenta l’istituto insieme ad altre tre alunne che hanno scelto di coprire il volto.


Una scelta personale, non un ostacolo

La studentessa ha chiesto di non essere fotografata né ripresa, ma ha accettato di parlare prima dell’ingresso in aula. Ha spiegato che, nella sua religione, esistono modi diversi di vestirsi: alcune donne portano il velo, altre coprono anche il viso, mentre altre ancora scelgono abiti occidentali. Per lei, si tratta di una decisione individuale che non compromette i rapporti sociali.

Cresciuta a Monfalcone, ha frequentato in città sia la scuola primaria sia la secondaria di primo grado. Dice di avere molte amiche, non soltanto tra le ragazze di origine bengalese, e sintetizza così la propria esperienza: “Qui mi sento integrata”. All’interno del Pertini è prevista una procedura per verificare l’identità delle studentesse al momento dell’accesso.


Il nuovo decreto cambia lo scenario

La ragazza conosce il contenuto del decreto sulla scuola approvato dal Consiglio dei ministri: il testo introduce sanzioni per chi entra in classe con il niqab o il burqa. La sua posizione, in vista dell’eventuale entrata in vigore della norma, è netta: “Quando uscirà la legge, ci adegueremo”.

Poco dopo il suo ingresso, ai cancelli arrivano altre due studentesse con il volto in parte coperto. Una compagna del quarto anno, iscritta all’indirizzo socio-sanitario, sostiene che il percorso di integrazione nell’istituto sia ormai ben sviluppato. Un’altra alunna, del secondo anno, esclude che vi siano particolari difficoltà nei rapporti tra studenti.

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Amicizie oltre le nazionalità

Durante la ricreazione, raccontano gli studenti, i gruppi non si formano sulla base della provenienza. A unirli sarebbero soprattutto le amicizie e le affinità personali. Anche una ragazza del secondo anno dell’indirizzo turistico afferma di non provare disagio davanti a chi indossa il velo o il niqab, considerandolo una libera scelta.

La scuola, aggiungono gli alunni, organizza diversi progetti destinati a rafforzare la coesione tra i ragazzi. Il quadro demografico della città rende il tema particolarmente rilevante: circa il 30% dei residenti possiede cittadinanza straniera e la comunità più numerosa è quella originaria del Bangladesh. Nei due istituti comprensivi cittadini, secondo i dati diffusi dall’ex sindaca Anna Maria Cisint, gli iscritti stranieri sono 1.185 su un totale di 1.599.


Anche le famiglie discutono le regole

Il confronto prosegue a pochi chilometri di distanza, alla scuola primaria Duca D’Aosta. All’uscita, molte madri aspettano i figli con il capo coperto e il tema dell’integrazione si intreccia con le nuove disposizioni sull’uso della lingua italiana.

Una donna di origine romena approva l’obbligo per i genitori di imparare l’italiano, previsto dal provvedimento insieme a sanzioni per chi non si adegua. Ricorda di aver studiato la lingua dopo il suo arrivo in Italia e sostiene che lo stesso impegno debba essere richiesto agli altri genitori.

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