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Cronaca 2 min di lettura2 ott

Cambio d’ora 2026: il sonno aumenta, ma la sera si accorcia

Tra il 24 e il 25 ottobre le lancette torneranno indietro: ecco cosa cambia per il ritmo biologico e per le abitudini quotidiane.

Il passaggio all’ora solare del 2026 porterà con sé un’ora di sonno teoricamente guadagnata, ma anche tramonti anticipati e una nuova fase di adattamento per l’organismo. L’appuntamento è fissato per la notte fra sabato 24 e domenica 25 ottobre: alle 3 gli orologi dovranno segnare le 2.


Più luce al mattino, buio prima

Con questa modifica si chiuderà il periodo di sette mesi caratterizzato dall’ora legale. Il nuovo orario resterà in vigore fino al fine settimana del 27 e 28 marzo 2027, quando è previsto il successivo cambio stagionale.

Il risultato più evidente riguarderà la distribuzione della luce: le prime ore della giornata saranno più luminose, mentre il pomeriggio e la sera diventeranno bui prima. Questo potrà modificare gli spostamenti quotidiani, le attività all’aperto e gli impegni di adulti e bambini. I dispositivi elettronici collegati alla rete aggiorneranno l’orario senza interventi, al contrario degli orologi analogici, che dovranno essere sistemati a mano.


L’organismo affronta un breve riassetto

Sonnolenza, irritabilità e piccoli cambiamenti dell’umore possono comparire nei giorni successivi. Luigi Ferini-Strambi, alla guida del Centro di medicina del sonno dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano e docente di Neurologia presso la Facoltà di Psicologia dell’Università Vita-Salute San Raffaele, descrive il fenomeno come una sorta di «mini jet lag», invitando però a non considerarlo un problema grave.

Il corpo deve infatti riallineare gli orari del riposo, del risveglio e dei pasti. Un ruolo importante è svolto dalla luce naturale, che contribuisce a sincronizzare i ritmi circadiani e che in autunno tende progressivamente a diminuire. Nella maggior parte dei casi, i fastidi si attenuano nell’arco di circa cinque giorni.

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Non tutti vivono il cambio allo stesso modo

L’ora aggiuntiva non si traduce automaticamente in un beneficio per ogni persona. Chi appartiene al gruppo delle cosiddette “allodole”, abituato ad alzarsi molto presto, potrebbe percepire con maggiore intensità lo spostamento degli orari.

Nel confronto con la transizione primaverile, tuttavia, il ritorno all’orario invernale viene generalmente considerato meno gravoso: in autunno si guadagna un’ora di sonno, mentre con l’ora legale se ne perde una.


Il dibattito sul futuro dell’orario

In Italia l’avvicendamento fra i due sistemi è iniziato nel 1966. Da tempo il tema viene discusso anche in ambito europeo, con l’ipotesi di rendere stabile uno soltanto degli orari oggi adottati.

La proposta dell’Unione europea non ha ancora prodotto una decisione conclusiva. Nel 2026 la Camera ha inoltre avviato un’indagine conoscitiva per valutare l’eventuale conservazione permanente dell’ora legale, ma intanto il calendario tradizionale non cambia: il 25 ottobre le lancette torneranno indietro.

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