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Cronaca 3 min di lettura2 ott

Manovra, il nodo inflazione: Roma chiede margini, Bruxelles frena

La premier avverte che i rincari comprimono le risorse per famiglie e imprese, mentre la Commissione europea rivendica la flessibilità già riconosciuta agli Stati.

L’aumento dei prezzi rischia di ridurre ulteriormente lo spazio disponibile per la prossima legge di bilancio. Giorgia Meloni ha quindi scritto a Ursula von der Leyen per chiedere che l’impatto dell’inflazione sui conti pubblici venga considerato nell’applicazione delle regole europee, ma da Bruxelles è arrivato un primo chiarimento: secondo la Commissione, agli Stati membri è già stata accordata maggiore libertà di spesa.

La questione arriva mentre il governo prepara l’aggiornamento dei conti pubblici e definisce gli interventi per la manovra di fine anno. Al centro ci sono il caro energia, il sostegno a famiglie e imprese e il rispetto degli obiettivi di finanza pubblica.


I rincari restringono lo spazio di bilancio

Nella missiva alla presidente della Commissione europea, Meloni ha sostenuto che l’inflazione effettiva si sta rivelando molto più alta rispetto alle stime utilizzate per fissare il piano finanziario. In Italia, ha scritto la premier, la spesa direttamente esposta a un aumento dei prezzi superiore alle previsioni equivale al 20,4% del Pil; un ulteriore 12,0% del Pil sarebbe invece coinvolto dagli effetti che si manifesterebbero dal 2027.

Il problema riguarda soprattutto le voci legate all’andamento dei prezzi, tra cui pensioni e assegno unico. Meloni ha spiegato che gli eventuali maggiori incassi fiscali prodotti dall’inflazione non possono essere automaticamente destinati a compensare famiglie e imprese, perché le regole europee li considerano variazioni discrezionali delle entrate. Da qui la richiesta di utilizzare almeno una parte di quelle risorse per interventi temporanei e mirati contro il caro energia.


Bruxelles rivendica le concessioni già fatte

La risposta europea è arrivata ancora prima della ricezione formale della lettera, giunta a Bruxelles nella serata di giovedì 1° ottobre. La Commissione ha ricordato che agli Stati è già stato concesso ulteriore margine attraverso l’estensione dell’impiego della clausola nazionale di salvaguardia.

Il confronto non mette in discussione, nelle intenzioni del governo italiano, l’obiettivo di mantenere sostenibile il debito. Meloni ha però avvertito che i percorsi concordati per la spesa netta lasciano poco spazio per attutire l’impatto dei rincari senza ricorrere a misure restrittive, proprio mentre sull’economia gravano rischi significativi.


Giorgetti: il vincolo è nominale

Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha definito prevedibile la richiesta italiana. Il punto, ha spiegato, è che il percorso di spesa fissato dalle nuove regole è espresso in termini nominali e incorpora un tasso d’inflazione che, quando è stato programmato, risultava molto più contenuto rispetto a quello registrato successivamente.

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Secondo Giorgetti, l’Italia sta rispettando il sentiero concordato e si trova tra i Paesi più virtuosi, ma l’aumento dei prezzi rende più difficile mantenerlo perché alcune poste di bilancio sono indicizzate. Per il ministro, l’inflazione dovrebbe dunque essere valutata come un fattore esterno rilevante, insieme agli altri elementi considerati dalla Commissione nell’esame dei documenti finanziari.


Palazzo Chigi prepara la manovra

Nel frattempo, a Palazzo Chigi si è svolta una riunione dedicata all’aggiornamento dei conti pubblici che farà da base alla prossima legge di bilancio. Al tavolo, oltre a Meloni e Giorgetti, hanno partecipato i vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani e Maurizio Lupi, leader di Noi Moderati.

La discussione ha riguardato sia il riconoscimento delle spese aggiuntive causate dall’inflazione sia le misure contro l’aumento dei costi energetici. Il governo punta a proteggere il potere d’acquisto e la competitività delle imprese senza compromettere l’equilibrio dei conti; resta inoltre possibile affiancare all’aggiornamento finanziario una relazione sull’eventuale attivazione della clausola relativa a energia e difesa.


Una legge di bilancio definita difficile

Giorgetti ha assicurato che la prossima manovra sarà «seria», mentre il viceministro dell’Economia Maurizio Leo ha usato toni più preoccupati. Durante un incontro con la giunta esecutiva di Confartigianato, ha avvertito: «Sarà una legge di bilancio difficile».

Leo ha collegato le difficoltà all’inflazione, alla tenuta dei conti e al costo del debito pubblico quando lo Stato emette nuovi titoli. Ha inoltre richiamato l’aumento del differenziale, arrivato vicino a quota 100 per effetto della crisi energetica, e ha chiesto che l’Unione europea tenga conto della situazione italiana. Il viceministro ha escluso l’idea di ignorare i vincoli finanziari, ricordando che interventi troppo disinvolti potrebbero esporre lo Stato a rischi molto elevati.

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