Morte nel laboratorio siberiano: perché Washington chiede risposte a Mosca
La scomparsa di Darya Shipilova, 28 anni, ha spinto gli Stati Uniti a sollecitare chiarimenti sulla possibile origine dell’infezione e sulle misure adottate dalla Russia.
L’avvertimento diffuso il 6 ottobre dall’ambasciata degli Stati Uniti in Russia ha alzato il livello di allarme: ai cittadini americani è stato chiesto di lasciare il Paese. Il messaggio cita il sospetto caso di peste polmonare collegato alla morte di una ricercatrice e segnala quarantene e chiusure di strutture sanitarie nella regione di Irkutsk.
Washington pretende dati più chiari
Darya Shipilova, 28 anni, è deceduta tra l’1 e il 2 ottobre mentre lavorava in un laboratorio siberiano impegnato nello studio della peste polmonare. La diagnosi ufficiale parla di una “polmonite di eziologia sconosciuta”, ma il riserbo sulle circostanze e le successive misure di contenimento hanno alimentato interrogativi sulla possibile presenza di un ceppo particolarmente pericoloso del batterio.
Secondo quanto riferito da funzionari statunitensi, il Dipartimento di Stato avrebbe inviato a Mosca una comunicazione diplomatica riservata. Nella nota Washington avrebbe ricordato alla Russia la necessità di rispettare gli impegni internazionali in materia di trasparenza sanitaria e di condividere gli elementi disponibili sulla morte della ricercatrice.
Il segretario di Stato Marco Rubio, senza menzionare direttamente la nota, ha giudicato ancora scarsi i dati messi a disposizione dalle autorità russe. “Chiediamo alla Russia di essere trasparente e di fornire più informazioni al mondo, così che tutti possano reagire in maniera adeguata”, ha detto durante la sua missione in Islanda dedicata alla cooperazione sulla sicurezza nell’Artico.
Il caso riapre il nodo degli obblighi sanitari
Il riferimento giuridico è il Regolamento sanitario internazionale del 2005. Il testo stabilisce che gli Stati debbano informare l’Organizzazione mondiale della sanità entro 24 ore quando si verifica un evento potenzialmente capace di diventare un’emergenza sanitaria internazionale.
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La procedura non si limita alla comunicazione iniziale: sono previsti anche aggiornamenti sulle analisi di laboratorio e sulle azioni intraprese per circoscrivere il rischio. Proprio l’assenza di informazioni dettagliate ha accresciuto i dubbi sull’origine della malattia e sull’efficacia delle precauzioni predisposte in Russia.
L’ambasciata americana ha inoltre avvertito che il governo degli Stati Uniti dispone di possibilità limitate per assistere i propri cittadini sul territorio russo, soprattutto fuori da Mosca. Il personale diplomatico potrebbe subire ulteriori limitazioni negli spostamenti verso alcune aree per ragioni legate alla salute e alla sicurezza.
Trump prepara il confronto con Putin
La vicenda si inserisce in un rapporto già difficile tra Washington e Mosca. Donald Trump ha fatto sapere di voler parlare con Vladimir Putin a breve e ha lasciato intendere che potrebbero emergere nuovi elementi già il 7 ottobre.
“Parlerò con Putin”, ha dichiarato Trump ai giornalisti, mentre Rubio ha mantenuto aperte entrambe le possibilità: secondo il segretario di Stato, potrebbe non esserci nulla di grave, ma il problema potrebbe anche rivelarsi più serio di quanto finora emerso. Al momento, ha sottolineato, gli Stati Uniti non dispongono di un quadro sufficiente per stabilirlo.
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