Moby Prince, Onorato rilancia: «Non fu nebbia, ma una causa esterna
L’armatore torna davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta e indica due possibili origini della manovra d’emergenza compiuta dal comandante Ugo Chessa.
Vincenzo Onorato ha descritto Ugo Chessa come il comandante più rigoroso incontrato nella sua esperienza, ricordando di aver navigato a bordo del Moby Prince e di aver amministrato la compagnia insieme al padre quando aveva 31 anni. A suo giudizio, proprio la condotta dell’ufficiale rende poco credibile l’ipotesi di un semplice errore umano.
Il naufragio provocò 140 vittime sul traghetto, soprattutto per le fiamme divampate dopo l’impatto. La nave stava lasciando il porto di Livorno quando entrò in collisione con la petroliera Agip Abruzzo, ferma in rada, la sera del 10 aprile 1991.
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Il comandante al centro della ricostruzione
Nel corso dell’audizione, Onorato ha difeso con fermezza la figura di Chessa, definendolo una persona caratterizzata da assoluta attenzione e inflessibilità nel comando. L’armatore sostiene di aver ripetuto la stessa ricostruzione per 35 anni: secondo lui, il traghetto fu costretto a cambiare rotta da un elemento esterno.
Onorato ha spiegato che all’epoca guidava la compagnia insieme al padre, allora 82enne, e che la tragedia ebbe conseguenze anche sul piano giudiziario per la società. La sua testimonianza punta dunque a separare la responsabilità dell’equipaggio dalla dinamica che avrebbe preceduto l’impatto.
Le ipotesi sulla manovra d’emergenza
L’armatore ha riferito alla Commissione parlamentare d’inchiesta che Chessa potrebbe essere stato obbligato a intervenire bruscamente da una circostanza non riconducibile alla navigazione ordinaria. Tra le possibilità indicate figurano l’esplosione di un ordigno nella zona di prua oppure la presenza improvvisa di una piccola imbarcazione priva di luci.
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«Furono cause esterne», ha sostenuto Onorato, escludendo sia la nebbia sia una svista del comandante. La sua versione attribuisce quindi la deviazione del Moby Prince a un pericolo comparso davanti alla nave, non a una decisione errata presa in condizioni meteorologiche difficili.
La versione contestata da Onorato
L’armatore ha inoltre messo in discussione la spiegazione diffusa già nelle ore successive al disastro. Secondo il suo racconto, il comandante del porto di Livorno Albanese e il ministro della Marina Mercantile Calogero Vizzini si sarebbero incontrati a porte chiuse e, subito dopo, avrebbero indicato nebbia ed errore umano come chiavi interpretative dell’incidente.
A suo parere, quella prima lettura condizionò per anni il dibattito pubblico e il percorso processuale. Onorato ha parlato di una successiva disinformazione mediatica e ha affermato che la compagnia finì sul banco degli imputati mentre la spiegazione iniziale continuava a essere considerata un punto fermo.
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