Minori nelle chat neonaziste: sequestri e minacce contro luoghi di culto
L’inchiesta tra Telegram e TikTok coinvolge 17 persone: nei gruppi sarebbero circolati messaggi d’odio, manuali per ordigni e progetti di violenza.
Gli accertamenti dovranno chiarire quanto fossero concreti i propositi emersi nelle conversazioni online e quale fosse il coinvolgimento dei singoli indagati. Durante le attività investigative sono stati acquisiti coltelli, materiali con simbologia nazista e diversi dispositivi elettronici utilizzati, secondo l’ipotesi degli inquirenti, per la diffusione di contenuti nazifascisti.
Reclutamento e addestramento nei gruppi
Tra i materiali esaminati dagli investigatori compare anche il tentativo di ampliare la rete del “fronte fascista italiano”. Un indagato avrebbe invitato nuovi utenti a presentare una richiesta formale di adesione, mentre nelle chat sarebbero apparsi richiami a un’organizzazione suprematista e testi dedicati all’autoformazione.
Il quadro comprende inoltre contenuti pensati per preparare alla violenza. Le conversazioni avrebbero ospitato indicazioni sull’impiego di armi da fuoco e lame, oltre a istruzioni per realizzare ordigni artigianali.
Diciassette persone nel mirino
L’operazione ha interessato 17 persone, 14 delle quali minorenni, in più città italiane. Le perquisizioni sono state svolte dai carabinieri del Ros e dalla Digos sulla base delle deleghe delle Procure di Roma e Venezia.
L’indagine ipotizza propaganda e istigazione a delinquere fondate sull’odio razziale e religioso, con contestazioni aggravate dal riferimento al terrorismo. Il materiale sequestrato sarà ora analizzato per stabilire se ai messaggi minacciosi abbiano fatto seguito condotte preparatorie reali.
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Odio razziale e scenari di attacco
L’attività investigativa è nata dall’osservazione di contenuti pubblicati soprattutto su Telegram e TikTok. Nel mirino sono finite la chat “del nuovo ordine europeo” e quelle riconducibili al “fronte fascista italiano”, dove sarebbero stati condivisi messaggi contro persone ebree, omosessuali e di colore.
Secondo gli elementi raccolti nel decreto di perquisizione, alcuni partecipanti non ancora identificati avrebbero discusso della possibilità di colpire una moschea, una sinagoga e persino una scuola. Nei gruppi sarebbero circolate anche immagini celebrative di Hitler, delle SS e del fascismo, insieme a contenuti negazionisti sull’Olocausto.
Video estremisti e simulazioni di violenza
Tra i materiali diffusi figurerebbero manifesti e filmati di attentatori suprematisti, compreso Brenton Tarrant, responsabile della strage nelle moschee di Christchurch, in Nuova Zelanda. Gli investigatori segnalano inoltre la presenza di simulazioni di aggressioni contro appartenenti a minoranze etniche realizzate attraverso videogiochi online.
Le verifiche proseguono per ricostruire la struttura dei due gruppi, attribuire con precisione i contenuti ai loro autori e accertare l’eventuale passaggio dalla propaganda digitale alla preparazione di atti violenti.
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