Università, l’Asia sorpassa l’Europa: il balzo dell’Italia
Bologna sale al 111esimo posto e il Politecnico di Milano entra tra i primi 200 atenei del mondo, mentre la Cina supera l’Europa continentale
«I ranking non sono un fine, ma uno strumento», ha spiegato Donatella Sciuto, rettrice del Politecnico di Milano, commentando l’ingresso dell’ateneo nella fascia delle prime 200 università mondiali. Per la prima volta il Polimi compare infatti al 157esimo posto nella classifica Times Higher Education 2027.
La crescita dell’università milanese è legata soprattutto al miglioramento dell’indicatore dedicato all’ambiente della ricerca, che considera reputazione accademica, produttività scientifica e risorse disponibili. Sciuto ha attribuito il risultato al lavoro dell’intera comunità universitaria e ha sottolineato l’intenzione di continuare a investire nella qualità della formazione e della ricerca.
Il Polimi entra nella fascia alta
L’Italia porta 58 istituzioni nella graduatoria, quattro in più rispetto all’edizione precedente. Per numero di atenei presenti, il Paese è il terzo più rappresentato nella classifica delle 2.297 università valutate.
Il risultato italiano resta però disomogeneo. Se l’Alma Mater di Bologna ha recuperato 19 posizioni, arrivando al 111esimo posto, la Sapienza di Roma ne ha guadagnate 23 e ora occupa il 147esimo. La Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, invece, non figura più tra le prime 250.
La Cina mette pressione all’Europa
Il dato più significativo sul piano internazionale riguarda Tsinghua. L’università cinese ha superato l’ETH di Zurigo e si è collocata all’11esimo posto, diventando il principale ateneo asiatico e lasciando alle spalle la migliore istituzione dell’Europa continentale.
Il rafforzamento dell’Asia emerge mentre il Vecchio continente perde terreno nelle posizioni più alte: le università europee tra le prime 200 sono scese da 90 a 85 in un anno. La graduatoria 2027 fotografa così un equilibrio globale più favorevole agli atenei asiatici rispetto al passato.
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Oxford conserva il primato
Al comando rimane Oxford, che per l’undicesima volta consecutiva occupa la prima posizione. Il Massachusetts Institute of Technology resta secondo, ma la distanza con l’università britannica si è ridotta.
Oxford prevale per produttività scientifica, cooperazione internazionale nelle pubblicazioni e rapporto tra dottorandi e personale. Il Mit, dal canto suo, ottiene risultati migliori per equilibrio tra studenti e docenti, influenza delle citazioni e solidità della ricerca.
Stati Uniti ancora dominanti
Nonostante l’avanzata cinese, la parte più alta della graduatoria resta soprattutto angloamericana. Gli Stati Uniti collocano sette università tra le prime dieci, mentre il Regno Unito ne schiera tre.
Il quadro conferma quindi la forza storica dei due Paesi occidentali ai vertici, ma anche il progressivo avvicinamento delle istituzioni asiatiche. Il piazzamento di Tsinghua rappresenta il passaggio più evidente di questa trasformazione.
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