Brandizzo, 24 indagati: il nodo della sicurezza arriva in aula
L’udienza preliminare ricostruisce la notte in cui morirono cinque operai e punta a chiarire il ruolo di aziende, dirigenti e responsabili della sicurezza
Corsi sulla sicurezza che, secondo le indagini, non sarebbero stati svolti davvero, attestazioni firmate soltanto per rispettare la forma e pressioni economiche sui dipendenti intenzionati a lasciare il lavoro: è questo uno degli aspetti più delicati emersi nell’inchiesta sulla strage di Brandizzo. Il quadro tratteggiato dagli investigatori riguarda anche possibili ritorsioni contro chi cercava di dimettersi.
Turni sui binari prima dello stop
Le testimonianze raccolte dalla Procura di Ivrea descrivono una consuetudine radicata: gli addetti venivano mandati lungo la linea quando la circolazione ferroviaria non era ancora stata interrotta. In questo modo si cercava di anticipare le attività e recuperare tempo, evitando all’impresa pesanti penalità legate ai ritardi.
Un ex lavoratore di Sigifer ha riferito che questa modalità non rappresentava un episodio isolato. Per gli inquirenti, il sistema dei subappalti assegnati al massimo ribasso avrebbe favorito la rapidità delle lavorazioni a scapito della protezione degli operai.
La notte dei cinque morti
Il procedimento entra oggi nella fase dell’udienza preliminare davanti al tribunale di Ivrea, a più di tre anni dall’incidente avvenuto tra il 30 e il 31 agosto 2023. Quella notte Kevin Laganà, Michael Zanera, Giuseppe Sorvillo, Giuseppe Aversa e Giuseppe Saverio Lombardo, tutti dipendenti di Sigifer, furono travolti da un convoglio mentre lavoravano sui binari.
L’inchiesta dovrà stabilire come siano state prese le decisioni operative e quali responsabilità abbiano avuto i singoli e le società coinvolte. Tra gli indagati figurano Antonio Massa, caposcorta di Rfi, e Andrea Girardin Gibin, caposquadra di Sigifer, indicati come i due principali sopravvissuti finiti sotto accusa.
Ventiquattro posizioni sotto esame
Nel complesso, le persone e le società coinvolte sono 24. L’indagine, coordinata dalla procura guidata da Gabriella Viglione con le sostitute Valentina Bossi e Giulia Nicodemi, riguarda anche i vertici di Rfi: Gianpiero Strisciuglio, già amministratore delegato della società e oggi alla guida del Gruppo FS, oltre a Vera Fiorani, che lo aveva preceduto nell’incarico.
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Nel procedimento compaiono inoltre Rfi, Sigifer e Clf. L’ipotesi iniziale di omicidio volontario con dolo eventuale è stata successivamente sostituita dalle contestazioni di omicidio colposo plurimo e disastro ferroviario colposo.
Video e audio al centro dell’indagine
Tra gli elementi acquisiti ci sono le immagini dell’accaduto e le registrazioni degli scambi tra la sala operativa del traffico ferroviario, Massa e la dirigente del movimento di Rfi Vincenza Repaci. Secondo l’accusa, il filmato mostra Massa mentre cerca di ottenere l’interruzione della linea quando i cinque operai sono già impegnati sui binari.
Le comunicazioni comprese tra le 23.27 e le 23.48 restituiscono una sequenza segnata da orari sovrapposti e incomprensioni. Massa avrebbe confuso un treno ancora in transito con l’ultimo convoglio atteso e avrebbe richiesto lo stop della circolazione, previsto dalle 00.01 all’1.30, appena un minuto prima del passaggio del treno che investì la squadra.
Dopo l’impatto, nelle telefonate registrate emergono la concitazione e la consapevolezza della gravità dell’episodio. Un operatore della sala, rivolgendosi a Massa, gli avrebbe detto: «Non era l’ultimo treno... non avevi neanche ancora l’interruzione».
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