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Cronaca 3 min di lettura1 ora fa

Minicar, la svolta a Roma: telefoni e dashcam ora sotto esame

Gli investigatori hanno acquisito tre cellulari e la telecamera di bordo; il fascicolo passa alla procura minorile, che dovrà valutare eventuali reati e responsabilità.

Tre telefoni e una telecamera installata sulla minicar potrebbero chiarire cosa sia accaduto durante le aggressioni attribuite a due adolescenti di 17 e 16 anni a Roma. Tra gli episodi al vaglio c’è anche quello che avrebbe coinvolto l’attore Davide Iacopini.

Il materiale raccolto è stato inviato alla procura per i minorenni di Roma. I giovani, al momento, non risultano formalmente indagati e la stessa condizione riguarda i genitori, ma l’esame degli elementi acquisiti potrebbe portare a ipotesi di reato più precise.

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Le immagini possono cambiare l’inchiesta

Gli investigatori analizzeranno i dispositivi per capire se durante gli assalti siano stati realizzati filmati e se quei contenuti siano poi circolati sulle reti sociali. Un altro aspetto da verificare riguarda l’eventuale collegamento con prove o sfide diffuse online, ipotesi che al momento non risulta accertata.

Dalla vettura è stata rimossa anche la telecamera di bordo, che potrebbe avere registrato alcuni degli episodi. Sul cellulare della madre del 17enne, invece, sarà verificato l’eventuale utilizzo di un’applicazione per seguire gli spostamenti del ragazzo: secondo quanto emerso, il programma potrebbe essere stato aperto. Nessun familiare risulta però coinvolto giudiziariamente.


La procura minorile decide i prossimi passi

Il fascicolo, insieme agli atti raccolti dal pubblico ministero Ambrogio Cassiani, è ora all’attenzione dell’ufficio giudiziario competente per i minori. Spetterà ai magistrati esaminare le prove e stabilire quali contestazioni possano essere formulate.

Tra le ipotesi considerate figurano il tentato omicidio e le lesioni. A queste potrebbe aggiungersi anche l’omissione di soccorso, rendendo il quadro potenzialmente più grave di quello inizialmente delineato. I due ragazzi attendono quindi le determinazioni della procura minorile.

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Due percorsi diversi, un legame contestato

Il 17enne viene descritto dai suoi insegnanti come un alunno senza precedenti disciplinari e, in famiglia, è figlio di un carabiniere. A fronte di questa immagine, gli investigatori considerano anche un precedente per furto; chi lo conosceva, riferisce il testo dell’inchiesta, non avrebbe immaginato un simile coinvolgimento.

Il 16enne, invece, sarebbe stato conosciuto tra i coetanei per atteggiamenti intimidatori. Il suo nome era già comparso in segnalazioni alle forze dell’ordine e nel 2025 alcuni genitori di Testaccio avevano presentato un esposto in prefettura su un gruppo accusato di spaventare adolescenti nella zona di Trastevere. Il ragazzo sarebbe stato indicato come uno dei punti di riferimento della banda.


Il fratello: responsabilità condivise

Il fratello maggiore del sedicenne, 26 anni, ha raccontato che le due famiglie avevano già deciso di interrompere il rapporto tra i ragazzi. A suo dire, la scelta nasceva dal timore che la loro frequentazione potesse alimentare comportamenti pericolosi: “insieme diventano esplosivi”. Nonostante quell’accordo, i due avrebbero continuato a vedersi.

Lo stesso familiare ha respinto l’idea che il sedicenne provenga da un ambiente completamente disgregato, pur ammettendo le difficoltà vissute dopo la morte del padre nel 2016. Sul comportamento del fratello, invece, è stato netto: “Ha sbagliato, ha fatto un’infamità ed è giusto che paghi”.

Secondo il 26enne, il ragazzo è cresciuto in modo difficile nonostante i tentativi della famiglia di proteggerlo. Ha però sostenuto che la responsabilità degli episodi non possa ricadere soltanto sul sedicenne, ricordando il ruolo dell’altro giovane e della vettura: “la colpa è al 50%”.

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