Milano, la risposta agli scontri: piazza convocata e quattro arresti confermati
Dopo devastazioni e saccheggi nel centro cittadino, la magistratura mantiene in carcere quattro maggiorenni mentre 11 minorenni vengono affidati ai servizi o ai genitori
Milano prova a ripartire dopo le devastazioni: i negozi colpiti domenica, da via Torino alle principali strade dello shopping, hanno rialzato le saracinesche. Per le 18.30 è stata inoltre organizzata una manifestazione davanti alla Scala e a Palazzo Marino, promossa dalla Cgil per mobilitare realtà civiche, sociali, sindacali e politiche contro disuguaglianze e ingiustizie.
All’appello del sindacato si è unito il sindaco Giuseppe Sala. In vista dell’arrivo di 500 militari, il primo cittadino ha avvertito che la risposta non può limitarsi alla sicurezza: "non possa essere solo un problema di repressione". La Cgil ha condannato distruzioni, vandalismi e saccheggi, sottolineando che non possono essere confusi con il dissenso o con la libertà di manifestare.
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La pista della regia dietro la violenza
Gli investigatori stanno cercando di ricostruire il ruolo degli account “Italia in piazza” e “Movimento 17 ottobre”, utilizzati per diffondere gli appelli alle manifestazioni. Dai provvedimenti giudiziari emerge l’obiettivo di capire se dietro la protesta sul caro-affitti e sull’aumento dei carburanti ci sia stata una regia organizzata.
Il gip Fabrizio Filice ha ipotizzato l’esistenza di un "preciso progetto di destabilizzazione dell’ordine pubblico", fondato anche sulla partecipazione spontanea di molti giovani. Secondo la ricostruzione giudiziaria, la rabbia collettiva avrebbe trasformato una parte dei partecipanti in protagonisti delle violenze, fino alla degenerazione in una vera guerriglia urbana.
Tra i presenti figurano anche un undicenne e un dodicenne, arrivati dall’hinterland e da altri centri lombardi. Un ragazzo, ascoltato dal giudice, ha raccontato di aver visto su TikTok il video di convocazione e di essersi unito al corteo per la situazione familiare: "mi è montata la rabbia perché vogliono licenziare papà".
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Le decisioni sui fermati
Sul fronte dei maggiorenni, quattro persone tra i 18 e i 24 anni rimangono in carcere. Per un quinto indagato è stata disposta la detenzione domiciliare, con applicazione del braccialetto elettronico; le contestazioni comprendono devastazione e saccheggio, oltre alla resistenza pluriaggravata.
Nel frattempo, 11 minorenni sono stati collocati in comunità oppure sottoposti all’obbligo di restare in casa con i genitori. Gli interrogatori si sono svolti in parte all’istituto Beccaria e in parte negli uffici giudiziari di via Leopardi; nei prossimi giorni saranno valutate le posizioni degli altri 24 giovani arrestati per i danneggiamenti di domenica.
Nuovi interrogatori a San Vittore
Al Palazzo di Giustizia, la gip Maria Idria Gurgo di Castelmenardo ha ascoltato due ventenni coinvolti nella seconda tornata di arresti. Uno ha riconosciuto di essere entrato nel punto vendita Decathlon, negando però di aver infranto le vetrine; l’altro ha detto di essere arrivato in piazza Duomo con un amico soltanto per osservare quanto accadeva.
Quest’ultimo ha respinto l’accusa di aver lanciato oggetti contro le forze dell’ordine e ha sostenuto di essersi limitato a registrare le scene. Domani la giudice sentirà a San Vittore gli altri quattro indagati e potrebbe depositare la decisione già nel tardo pomeriggio.
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