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Cronaca 1 min di lettura1 ora fa

Milano, 271 identificati dopo gli scontri: cosa succede ora

A San Vittore e al Cesare Beccaria si sono svolti gli interrogatori: confermati alcuni arresti, mentre per diversi giovani sono scattati i domiciliari.

Sono 271 le persone individuate dopo gli episodi di devastazione avvenuti a Milano nel fine settimana. Tra gli indagati, 45 sono stati ascoltati dagli inquirenti: 11 adulti nel carcere di San Vittore e 34 minorenni nell’istituto penale Cesare Beccaria. Per tutti le accuse sono di saccheggio, danneggiamento e resistenza pluriaggravata a pubblico ufficiale.

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Per i minori prevalgono i domiciliari

Gli interrogatori dei ragazzi si sono svolti gradualmente al Cesare Beccaria. Nella maggior parte dei casi l’autorità giudiziaria ha disposto la permanenza agli arresti domiciliari; per due minorenni, invece, è stata convalidata la misura cautelare in carcere.

Tra i giovani ascoltati c’è anche un 14enne, accompagnato da un’avvocata d’ufficio. La legale ha riferito che il ragazzo si trovava in centro con la madre, ma l’aveva persa di vista proprio mentre assisteva alle scene di violenza. «È rimasto a guardare, purtroppo, ed è piuttosto disorientato», ha spiegato la difensora ricostruendo la sua versione dei fatti.


Quattro arresti restano confermati

Per gli adulti interrogati a San Vittore, quattro arresti sono stati convalidati. Un 24enne ha invece ottenuto gli arresti domiciliari, accompagnati dall’uso del braccialetto elettronico.

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Tutti gli arrestati hanno risposto alle domande durante la giornata dedicata agli interrogatori. Nel gruppo degli identificati figurano sia cittadini italiani sia stranieri, senza una prevalenza indicata nel quadro delle indagini.


Le accuse dopo il fine settimana

Gli accertamenti riguardano gli episodi che hanno trasformato alcune zone della città in teatro di scontri e danneggiamenti. Le contestazioni formulate dagli inquirenti comprendono il saccheggio, il danneggiamento e la resistenza a pubblico ufficiale aggravata da più circostanze.

L’attività giudiziaria prosegue quindi su posizioni diverse: per alcuni indagati resta il carcere, per altri sono stati stabiliti i domiciliari, mentre gli accertamenti dovranno chiarire il ruolo avuto da ciascuno nei disordini.

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