Milano, la rabbia dei giovanissimi: «Non è finita»
Don Claudio Burgio legge gli assalti ai negozi come il segnale di un disagio profondo, legato a disuguaglianze, integrazione e senso di appartenenza
Gli assalti a negozi e supermercati avvenuti a Milano hanno riportato al centro il disagio di adolescenti e giovanissimi, tra cui anche ragazzi di seconda generazione. Per don Claudio Burgio, cappellano del carcere minorile Beccaria e fondatore di Kayròs, non si tratta di episodi isolati: alla base ci sarebbero fratture sociali profonde e una sofferenza generazionale ancora senza risposta.
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La violenza nasce dal disagio
Burgio descrive le incursioni come azioni impulsive e predatorie, prive di una vera matrice ideologica. I bersagli, secondo il sacerdote, rappresentano oggetti e luoghi associati al benessere, in netto contrasto con condizioni di esclusione e impoverimento. «È una sorta di assalto ai forni di manzoniana memoria», ha osservato, spiegando che oggi quei forni sono rimpiazzati da marchi e negozi come Foot Locker.
Il cappellano invita anche a non fermarsi alla superficie degli episodi. La fragilità della coscienza morale e la giovane età possono aiutare a comprendere quei comportamenti, ma resta da chiarire se dietro le azioni ci sia un coordinamento. A suo giudizio, una regia potrebbe esserci e il fenomeno non sarebbe ancora concluso.
Una generazione senza appartenenza
Nell’analisi di don Burgio, il problema riguarda l’integrazione, ma non può essere attribuito soltanto ai ragazzi di origine straniera. Tra i protagonisti dei disordini, infatti, ci sono anche giovani italiani. Il tratto comune sarebbe soprattutto una condizione di malessere che si traduce in reazioni aggressive, immediate e violente.
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Il sacerdote parla quindi di una generazione profondamente segnata dalla sofferenza. Le disuguaglianze, diventate molto ampie, alimenterebbero la distanza tra chi può esibire ricchezza e chi vive invece una situazione di privazione, trasformando il consumo e i negozi in simboli di una frattura sociale.
La cittadinanza al centro dello scontro
Burgio contesta la proposta della Lega di rendere più restrittivo il percorso per ottenere la cittadinanza al compimento dei 18 anni quando il giovane abbia commesso determinati reati. La sua posizione è opposta: il sacerdote ritiene che l’assenza di cittadinanza e di riconoscimento possa contribuire alla ribellione, anziché prevenirla.
L’integrazione, secondo il cappellano del Beccaria, dovrebbe cominciare prima dell’eventuale reato. I ragazzi nati in Italia dovrebbero poter sviluppare un legame concreto con il Paese e sentirsi parte della comunità; ignorare a lungo questa esigenza, sostiene, rischia di far crescere risentimento e tensioni.
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