Milano, baby bande in strada: età, rabbia e abiti della protesta
Dopo i disordini nel centro del capoluogo lombardo, l’80% degli oltre 220 fermati è minorenne: tra loro anche undicenni spinti dal saccheggio.
Undici anni: è questa l’età più bassa tra i ragazzi accompagnati in questura dopo le devastazioni avvenute nel centro di Milano. Il bilancio supera le 220 persone, e quattro fermati su cinque non hanno ancora compiuto 18 anni. Un dato che restituisce la presenza massiccia di giovanissimi nelle violenze e nei saccheggi.
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In strada soprattutto adolescenti
Tra i cosiddetti “maranza” ci sono ragazzi di 13 e 12 anni, oltre a qualcuno ancora più piccolo. Si tratta in larga parte di italiani di seconda o terza generazione, con origini familiari nordafricane o dell’Europa orientale.
Il loro comportamento, secondo il quadro emerso dopo i disordini, non sembra legato a una precisa appartenenza politica. Non viene indicata un’ideologia comune: a muoverli sono piuttosto la rabbia e il desiderio di «spaccare tutto», espressione che alcuni di loro avrebbero usato per descrivere il proprio stato d’animo.
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Rabbia, saccheggi e look riconoscibile
Accanto alla componente di rabbia, pesa l’attrazione per la possibilità di entrare nei negozi e portare via la merce. Nel mirino finiscono sia i marchi di abbigliamento più richiesti sia i supermercati, trasformando i disordini in occasioni per il saccheggio.
Anche l’abbigliamento contribuisce a rendere il gruppo facilmente riconoscibile. Molti indossano tute da ginnastica, scarpe sportive e cappellini con visiera; per coprire il volto ricorrono invece a scaldacollo e passamontagna, accessori già ricorrenti nei video legati alla musica trap. Un abbigliamento simile, quasi una divisa informale, accomuna numerosi ragazzi presenti nelle strade milanesi.
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