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Cronaca 3 min di lettura1 ora fa

Milano, la guerriglia continua online: minacce e caccia ai sospetti

La giornata di scontri nel centro di Milano ha lasciato una coda di minacce sui social.

La giornata di scontri nel centro di Milano ha lasciato una coda di minacce sui social. La pagina Instagram “Cori beceri 4.0”, seguita da oltre 20mila persone, ha pubblicato riferimenti personali e invitato i propri utenti a partecipare alla ricerca dei responsabili delle devastazioni.

In uno dei messaggi diffusi online si annuncia una sorta di spedizione contro alcune persone indicate come coinvolte, con l’avvertimento: «Niente armi, niente lame, bastano le mani in caso di difesa». La violenza, dunque, non si è esaurita con lo sgombero delle strade: alla distruzione nel centro cittadino si è aggiunta una reazione digitale fatta di minacce e possibili ritorsioni.

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I giovani al centro degli scontri

Durante i disordini, molti partecipanti hanno indossato abiti scuri e in diversi casi si sono coperti il volto. Dai gruppi sono partiti pietre, petardi, bombe carta, fumogeni e transenne; alcuni cestini sono stati incendiati, mentre diversi segnali stradali sono stati divelti. Le forze dell’ordine hanno risposto con cariche, lacrimogeni e mezzi ad acqua.

La polizia descrive i protagonisti come ragazzi spesso prossimi alla maggiore età, arrivati da quartieri periferici, dall’hinterland e da altre province. Tra loro ci sarebbero giovani di seconda o terza generazione e ragazzi italiani, riuniti in piccoli gruppi senza una guida riconoscibile. L’abbigliamento è stato associato a un’immagine che mescola periferia, cultura musicale urbana e riferimenti al mondo del calcio.


Una protesta travolta dalla rabbia

L’iniziativa era stata convocata per contestare il costo della vita, il prezzo dei carburanti, gli stipendi contenuti, l’emergenza abitativa e le condizioni della sanità e della scuola pubblica. A Milano erano presenti circa 5mila persone, ma la componente più aggressiva ha finito per imporsi sul corteo e per trasformare il centro in uno scenario di scontri.

I gruppi hanno raggiunto piazza Duomo e costretto inizialmente gli agenti a ripiegare, mentre venivano richiesti rinforzi. In seguito, la zona è stata circondata con circa venti tra mezzi del reparto mobile e fuoristrada. L’area è stata evacuata, ma i manifestanti sono tornati in massa, alimentando nuovi lanci e ulteriori cariche.

A riassumere il clima, più che un’organizzazione politica, è stato un linguaggio di rabbia rivolto indistintamente contro governo, forze dell’ordine e ricchi. Mancavano una sigla riconoscibile, una leadership e un coordinamento centrale: l’obiettivo dichiarato da alcuni era provocare il caos e riprendere le azioni con i telefoni.

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Fermi, feriti e danni ancora da contare

Il bilancio provvisorio parla di almeno quattro agenti feriti e di una ventina di manifestanti con lesioni. Sono stati fermati oltre 50 giovani, circa la metà minorenni; alcuni hanno sostenuto di non conoscersi tra loro o di essere arrivati in piazza senza prevedere l’escalation.

Per assistere le persone fermate è stato attivato un punto di supporto legale promosso sui social dal centro sociale Lambretta e dal collettivo studentesco Deriva. I due gruppi hanno messo a disposizione un indirizzo di posta elettronica per facilitare il contatto con un avvocato, assicurando assistenza a chi ne avesse bisogno.

Le devastazioni hanno interessato piazza Duomo, San Babila, Cordusio e le vie circostanti. Un’auto dei carabinieri è stata gravemente danneggiata, mentre alcuni negozi sportivi di corso Vittorio Emanuele sono stati saccheggiati e sono state portate via scarpe esposte. Vetri infranti, tavolini rovesciati, rifiuti e cestini bruciati hanno impegnato gli operatori dell’Amsa nella pulizia delle strade.

Tra le immagini più diffuse ci sono quelle di ragazzi che si fotografano accanto alla vettura distrutta, ai roghi e alle barricate improvvisate. Un funzionario presente nella zona di Cordusio ha raccontato che gli organizzatori avrebbero ammesso di non riuscire più a controllare i giovanissimi vestiti di nero. Anche una studentessa ferita ha preso le distanze dagli episodi: «Io non ero venuto qui per questo».

La stima economica dei danni non è ancora disponibile. Marco Barbieri, segretario generale di Confcommercio Milano, ha condannato gli attacchi e ha espresso vicinanza agli agenti, ai feriti e agli esercenti colpiti: «La violenza non può mai essere una forma di manifestazione».

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