Maternità come malattia: l’allarme di Sabina Belli sul lavoro
La presidente di Kering Italia e già amministratrice delegata di Pomellato indica salari, servizi per l’infanzia e reti familiari come nodi decisivi per la parità.
Il problema non è soltanto quanto guadagnano le donne, ma il modo in cui il loro lavoro viene ancora valutato quando arriva un figlio. Sabina Belli sostiene che, in molte famiglie, lo stipendio femminile venga considerato poco più di una somma destinata a pagare la tata, mentre la maternità continua a essere percepita come un ostacolo anche nel mondo professionale.
GioiaPura
-15% su tutto da GioiaPura
La cura pesa ancora sulle donne
«In molte famiglie si equipara ancora lo stipendio delle donne al costo che serve per coprire le spese della tata», osserva Belli. Il ragionamento, spiega, finisce per trasformare il reddito femminile in una voce facilmente sacrificabile, invece di riconoscerne il valore e l’autonomia.
Quando mancano asili nido, sostegni adeguati e una rete capace di condividere le responsabilità, la gestione quotidiana dei figli ricade soprattutto sulle madri. In questo modo la scelta di interrompere o ridurre il lavoro non nasce da una vera libertà, ma dalla difficoltà di conciliare occupazione e cura.
Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.
Readoo usa l’AI per rispondere velocemente alle tue domande.
Servizi e regole da cambiare
«Se le donne non lavorano è perché non possono, non perché non vogliono», afferma la presidente di Kering Italia. La frase riassume il punto centrale della sua analisi: la distanza dal lavoro non può essere spiegata come una semplice preferenza individuale, quando mancano condizioni concrete per restare attive.
Belli, per undici anni amministratrice delegata di Pomellato, ha affrontato questi temi nell’intervista realizzata in occasione di ReWriters, il festival dedicato alla sostenibilità sociale. Secondo il suo punto di vista, per modificare le regole servono interventi capaci di sostenere la maternità e di distribuire in modo più equilibrato il lavoro di cura, dentro e fuori dalla famiglia.
Continua a leggere
Hacker kazako, l’estradizione negli Usa si ferma in tribunale: torna libero
Il Tar del Lazio ha riscontrato lacune nell’istruttoria sul caso di Roman Yuryevich Khlynovskiy, accusato di attacchi informatici contro ospedali americani
Milano, l’allarme di Sala: «La piazza non è più sotto controllo
Dopo gli scontri nel capoluogo lombardo, il sindaco chiede più agenti e avverte che episodi simili potrebbero ripetersi.
Una lancia nel petto e nessun colpevole: il caso Shanidar A
Accudito dai suoi simili e deposto dopo la morte, Shanidar A porta ancora i segni di un’aggressione avvenuta 75mila anni fa.
Assicurazione chiede di pagare meno: la famiglia ottiene 2,8 milioni
La Corte d’Appello di Bologna respinge il ricorso della compagnia e riconosce ai congiunti della vittima altri 600mila euro rispetto alla prima sentenza.