Milano, la protesta sfugge di mano: piazza Duomo sotto assedio
Il corteo contro caro vita, benzina e tasse è degenerato in scontri a Milano, Torino, Bologna e Bergamo: decine di fermati e numerosi feriti.
La giornata nata sotto il segno della protesta contro il costo della vita si è conclusa con piazze danneggiate, agenti feriti e decine di persone fermate. A Milano, dove i disordini sono stati più gravi, oltre 50 giovani sono stati bloccati: circa la metà sarebbe minorenne.
Il bilancio provvisorio nel capoluogo lombardo comprende almeno quattro appartenenti alle forze dell’ordine feriti e una ventina di manifestanti medicati. Restano da quantificare i danni a negozi, arredi urbani e locali, mentre il governo ha chiesto alle opposizioni di condannare senza ambiguità le violenze.
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Piazza Duomo diventa il centro degli scontri
A Milano la protesta principale, convocata da Italia in piazza contro il carovita e l’aumento dei carburanti, è stata rapidamente superata dalle azioni di gruppi arrivati dalle periferie, dall’area metropolitana e da altre province. Secondo la ricostruzione della Polizia, molti ragazzi si sarebbero mossi in piccoli nuclei, senza una regia unica.
Vestiti di scuro e spesso con il volto coperto, hanno lanciato bombe carta, bottiglie, pietre e transenne contro gli agenti. Le forze dell’ordine sono state costrette a ripiegare in attesa dei rinforzi, prima di disporre una cintura attorno a piazza Duomo con circa venti mezzi del reparto mobile. In serata, un altro gruppo ha accerchiato un’auto della Polizia: l’intervento degli agenti ha portato a nuovi fermi.
Il sindaco Giuseppe Sala ha distinto le motivazioni iniziali dalle modalità con cui si sono svolti i disordini. «Le ragioni della protesta erano comprensibili. Le violenze contro le forze dell’ordine e i gravi danni alla città sono ingiustificabili», ha affermato, invitando la politica a non usare la situazione soltanto per ottenere consenso.
Il governo alza il livello dello scontro politico
La premier Giorgia Meloni ha riconosciuto il diritto a manifestare, ma ha escluso che questo possa giustificare gli attacchi e le devastazioni. «Manifestare è un diritto, ma mettere a ferro e fuoco le nostre città non lo è», ha detto, rivolgendosi poi alle opposizioni e sostenendo che il silenzio sulle violenze rischia di trasformarsi in una loro giustificazione.
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Anche i vicepremier hanno reagito agli incidenti. Antonio Tajani ha accusato una parte del centrosinistra di alimentare la tensione per compensare, a suo giudizio, la mancanza di proposte. Matteo Salvini ha invece attribuito la presenza in piazza a centri sociali, giovani delle periferie e ambienti della sinistra radicale, usando toni duri contro chi potrebbe difenderli.
Torino e Bologna seguono un copione diverso
A Torino il corteo era stato presentato da diversi comitati come un’iniziativa priva di connotazioni politiche e di partito. Nel corso della manifestazione, però, il controllo sarebbe passato a collettivi antagonisti, centri sociali e gruppi vicini alla galassia Pro Pal, insieme a numerosi adolescenti provenienti dalle periferie.
Gli organizzatori hanno tentato senza successo di far deporre le bandiere e di convincere i partecipanti a non coprirsi il volto. Marco Liccione, già attivo nelle proteste No Pass durante la pandemia, ha riferito di essere stato accerchiato e aggredito da una quindicina di persone che considera infiltrati.
A Bologna il punto più critico è stato raggiunto nei pressi della stazione. Un gruppo di ragazzi incappucciati si è separato dal corteo e ha scagliato fumogeni, bottiglie, sassi e transenne contro gli agenti, che hanno risposto con idranti e lacrimogeni.
Disordini e lanci di oggetti sono stati segnalati anche a Bergamo. Al termine delle proteste restano vetrine infrante, tavolini rovesciati, barricate e l’immagine di un falò acceso in piazza Duomo a Milano. La valutazione complessiva dei danni non è ancora conclusa.
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