Milano, il volto ferito degli scontri: perché il dirigente è rimasto in piazza
Angelo de Simone, colpito alla fronte da un sampietrino, ha continuato a coordinare il servizio in piazza Duomo: la sua immagine è stata rilanciata da Giorgia Meloni.
La fotografia di Angelo de Simone con il volto coperto di sangue è diventata una delle immagini più rappresentative dei disordini avvenuti a Milano sabato 17 ottobre. Ferito alla testa durante una sassaiola, il dirigente della Polizia di Stato non ha lasciato il presidio di piazza Duomo e ha continuato a occuparsi della sicurezza.
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La ferita non lo ha fermato
De Simone, primo dirigente e responsabile del commissariato Garibaldi-Venezia, è stato raggiunto alla fronte da un grosso sampietrino. Il colpo, schivato solo in parte, gli ha provocato una lesione chiusa con quattro punti di sutura. Il giorno successivo, con un cappellino a coprire la ferita, ha fatto sapere di stare meglio.
«Non ce lo possiamo permettere», ha spiegato parlando della scelta di restare in servizio. La situazione, ha aggiunto, richiedeva l’impiego di tutte le risorse disponibili perché l’obiettivo restava quello di tutelare l’ordine e l’incolumità pubblica della città.
Un dirigente abituato alle emergenze
Cinquantacinque anni, De Simone ha maturato una lunga esperienza nella gestione di situazioni ad alta tensione. Nel corso della carriera ha seguito cortei a sostegno della Palestina, manifestazioni sportive e altri eventi caratterizzati da forti criticità.
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La sua attività si è concentrata anche in aree delicate di Milano, comprese quelle vicine alla Stazione Centrale e a Porta Garibaldi, zona nota per la vita notturna e spesso teatro di episodi di violenza e rapine. Dopo avere diretto il commissariato Greco-Turro, nel 2020 è stato promosso primo dirigente e ha assunto la guida della Divisione anticrimine della Questura di Novara, prima di rientrare nel capoluogo lombardo dopo la pandemia di Covid.
Il racconto dei gruppi violenti
Ricostruendo quanto accaduto, il dirigente ha descritto la presenza di gruppi composti anche da minorenni, numerosi e in parte travisati. Secondo De Simone, il senso di appartenenza al gruppo finisce per alimentare comportamenti sempre più aggressivi man mano che aumentano i partecipanti.
La sua immagine è stata condivisa anche dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni. «A volto scoperto, ferito, senza arretrare», ha scritto, contrapponendo il poliziotto a chi agisce nascosto da un cappuccio. Nel messaggio, Meloni ha sottolineato che lo Stato si manifesta attraverso le persone che, per senso del dovere, rimangono al loro posto anche quando altri scelgono la violenza.
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