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Cronaca 2 min di lettura21 ott

Milano, cinque misure dopo la guerriglia: il gip teme nuovi disordini

Quattro maggiorenni restano in carcere, un 24enne va ai domiciliari: l’ordinanza segnala un pericolo molto elevato di recidiva.

Il primo bilancio giudiziario degli scontri avvenuti sabato a Milano conferma la severità delle valutazioni della magistratura. Per il gip Fabrizio Filice, infatti, il pericolo che episodi simili possano ripetersi è particolarmente concreto, tanto da motivare le misure cautelari già adottate nei confronti di cinque dei maggiorenni fermati.

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Il gip teme nuovi disordini

Nell’ordinanza con cui ha disposto la custodia cautelare in carcere per quattro degli undici maggiorenni arrestati, il giudice milanese ha scritto: «Il rischio che possa accadere di nuovo è altissimo». La frase mette in evidenza il timore di una possibile reiterazione dei comportamenti contestati dopo la guerriglia urbana.

Per un quinto indagato, un ragazzo di 24 anni, è stata invece stabilita la permanenza ai domiciliari con l’applicazione del braccialetto elettronico. La decisione prevede quindi una misura diversa dal carcere, ma accompagnata da uno strumento di controllo elettronico.


Attese altre decisioni giudiziarie

Il quadro potrebbe cambiare ancora nelle prossime ore. Dopo gli interrogatori degli altri fermati, previsti nel carcere di San Vittore, sono infatti attesi ulteriori provvedimenti da parte dell’autorità giudiziaria.

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Al momento, le misure già stabilite riguardano cinque persone, mentre gli arresti complessivi dei maggiorenni erano undici. Gli interrogatori serviranno dunque a definire la posizione degli altri ragazzi coinvolti nell’inchiesta sugli episodi di sabato.


Le chat al centro dei racconti

Secondo alcune testimonianze raccolte dal Corriere della Sera, l’organizzazione dei disordini sarebbe passata anche attraverso gruppi creati su Telegram. Nelle conversazioni, stando ai racconti, i partecipanti sarebbero stati invitati a raggiungere il centro di Milano per prendere parte agli eventi.

Un ragazzo ha riferito: «Ci hanno detto che dovevamo solo andare in Duomo perché loro rompevano le vetrine e noi potevamo prendere scarpe, felpe e biciclette». Altri video condivisi su TikTok sarebbero inoltre stati utilizzati per alimentare la mobilitazione, anche se il quadro viene ricostruito sulla base delle testimonianze disponibili.

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