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Cronaca 2 min di lettura23 min fa

Saluto romano a Milano: per 13 militanti la condanna è definitiva

La Corte di Cassazione ha respinto i ricorsi sui fatti del corteo dedicato a Sergio Ramelli: confermati quattro mesi per ciascun imputato.

La vicenda giudiziaria si chiude con la conferma delle pene per 13 militanti di estrema destra. La Corte di Cassazione ha infatti respinto i ricorsi presentati contro la condanna a quattro mesi di reclusione, inflitta per il saluto romano eseguito a Milano il 29 aprile 2018 durante la manifestazione in ricordo di Sergio Ramelli.

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La decisione della Cassazione è definitiva

Con il rigetto delle impugnazioni, la sentenza diventa irrevocabile. Gli imputati rispondono del reato di manifestazione fascista, previsto dall’articolo 5 della legge Scelba.

La precedente pronuncia era stata emessa dalla Corte d’appello di Milano nel dicembre dello scorso anno. Ora il verdetto di secondo grado viene dunque confermato anche dai giudici di legittimità.


Perché il gesto è stato condannato

Nelle motivazioni della Corte d’appello, il comportamento non era stato considerato un atto isolato, ma parte di una celebrazione organizzata da gruppi vicini a ideologie di estrema destra. I giudici avevano sottolineato la presenza di una formazione numerosa e compatta, accompagnata dal saluto romano e dalla chiamata del presente.

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Secondo quella valutazione, la combinazione di gesti rituali, organizzazione collettiva e richiamo ai valori del fascismo poteva generare un pericolo concreto di ricostituzione del partito fascista. La forza evocativa della manifestazione, inoltre, avrebbe potuto influenzare gli osservatori e favorire l’emulazione di quei comportamenti, oltre a incoraggiare l’adesione a idee incompatibili con i principi costituzionali.


Il corteo per Sergio Ramelli

I fatti risalgono al corteo che ogni anno si svolge a Milano in memoria di Sergio Ramelli. Ramelli, esponente del Fronte della Gioventù, fu ucciso nel 1975 da militanti di Avanguardia Operaia.

La manifestazione del 29 aprile 2018 aveva quindi assunto un significato commemorativo, ma per i giudici le modalità con cui i 13 partecipanti si erano presentati avevano superato i limiti della semplice commemorazione, integrando la condotta prevista dalla legge Scelba.

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