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Cronaca 2 min di lettura1 ora fa

Milano, 22enne fermato: esplosivi e propaganda suprematista

I carabinieri hanno trovato materiali suprematisti e prove di autoaddestramento per confezionare esplosivi e modificare armi

Un 22enne è stato arrestato a Milano con l’accusa di essersi preparato a colpire una sinagoga e un luogo di culto islamico nell’hinterland. Il provvedimento è stato emesso dal gip del Tribunale di Milano su richiesta dei Carabinieri.

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I piani dell’indagato

Secondo gli investigatori, il giovane avrebbe studiato la fabbricazione di ordigni esplosivi e la trasformazione di armi da fuoco. L’analisi dei dispositivi elettronici avrebbe inoltre documentato un percorso di autoaddestramento con finalità terroristiche e la ricerca di sostanze chimiche utilizzabili per preparare esplosivi.

Nei suoi apparecchi sono stati recuperati testi e materiali di propaganda con contenuti suprematisti, accelerazionisti, xenofobi e negazionisti della Shoah. Tra i documenti condivisi figuravano anche scritti e riflessioni di Anders Breivik, responsabile delle stragi di Oslo e Utoya, in Norvegia, nel 2011.


La radicalizzazione in casa

Alessandro G.G., incensurato, viveva a San Giuliano Milanese insieme al padre e alla sorella. Dopo aver perso il posto da magazziniere, si sarebbe isolato tra le mura domestiche, portando avanti la propria radicalizzazione senza che i familiari ne fossero a conoscenza.

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Le prime perquisizioni nei suoi confronti erano state eseguite ad agosto. Gli investigatori lo descrivono come un soggetto privo di una rete organizzata, ma con un’attività individuale orientata alla preparazione di un possibile attacco.


Le accuse della Procura

Il 22enne avrebbe espresso timori per quella che definiva l’“invasione islamica” e per la presunta scomparsa della razza bianca. In un documento di dodici pagine, acquisito durante l’indagine, sosteneva di considerarsi un combattente e scriveva: «Io mi sento un soldato e so che la mia è una guerra già iniziata».

Nel testo affermava anche di temere di agire senza compagni, ma di essere pronto a procedere da solo se non avesse trovato qualcuno disposto ad affiancarlo. Per questi elementi è accusato in base all’articolo 270-quinquies del Codice penale, che punisce l’addestramento finalizzato ad attività terroristiche, anche internazionali.

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