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Cronaca 2 min di lettura35 min fa

Siracusa, fermato interprete accusato di falsificare i colloqui

Il 37enne bengalese avrebbe alterato domande e risposte durante le audizioni davanti alla Commissione territoriale

Un interprete di 37 anni, originario del Bangladesh, è stato fermato a Siracusa con l’accusa di avere falsificato i colloqui di alcuni richiedenti asilo. Il provvedimento è stato eseguito dai carabinieri della Compagnia di Siracusa su disposizione della Procura.

Dopo la convalida del fermo, l’uomo è stato posto agli arresti domiciliari. Il giudice ha disposto anche il braccialetto elettronico e il divieto di comunicare, con qualsiasi mezzo, con persone diverse dai conviventi e dal difensore.

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Le accuse sull’attività dell’interprete

Secondo la ricostruzione investigativa, l’indagato avrebbe fornito traduzioni consapevolmente non corrispondenti a quanto detto durante le audizioni. Le presunte alterazioni avrebbero riguardato sia i quesiti rivolti dai funzionari sia le risposte date dai cittadini stranieri.

In alcuni casi, sempre secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbero state omesse parti dei racconti dei migranti. In altri, nei verbali sarebbero comparse dichiarazioni mai pronunciate, con l’effetto di orientare le richieste di protezione internazionale in senso sfavorevole agli interessati.


Il ruolo nella Commissione territoriale

L’uomo lavorava come interprete di bengalese per la Commissione territoriale di Siracusa, l’organismo che esamina le domande per il riconoscimento della protezione internazionale. Per l’incarico ricoperto era considerato un pubblico ufficiale e partecipava alla redazione dei verbali delle audizioni.

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Gli investigatori ritengono che i funzionari della Commissione fossero all’oscuro delle presunte difformità tra i dialoghi e il contenuto riportato negli atti. Proprio questa circostanza avrebbe potuto influire sulle valutazioni delle domande presentate dai richiedenti asilo.


L’indagine dei carabinieri

Gli accertamenti sono stati svolti dalla sezione Operativa dei carabinieri e coordinati dalla Procura di Siracusa. Al 37enne vengono contestati i reati di falsità ideologica e falsità materiale commesse da pubblico ufficiale in atti pubblici.

L’accusa sostiene che la condotta sia stata ripetuta in modo sistematico e abbia inciso sulla formazione della documentazione utilizzata nelle procedure di protezione internazionale. Le contestazioni dovranno ora essere valutate nel corso del procedimento, nel rispetto delle garanzie previste per l’indagato.

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