Mieloma, la nuova terapia allunga il controllo della malattia: cosa cambia
Belantamab mafodotin è ora disponibile in Italia alla prima recidiva, dopo risultati positivi negli studi clinici e l’accesso anticipato per circa 400 pazienti.
Il mieloma multiplo nasce dalle plasmacellule malate, cellule del midollo osseo che normalmente producono gli anticorpi necessari a contrastare le infezioni. Belantamab mafodotin agisce riconoscendo la proteina BCMA sulla superficie di queste cellule e portando al loro interno una sostanza citotossica, la MMAF, capace di bloccarne la moltiplicazione e provocarne la morte. Il farmaco contribuisce inoltre ad attivare le difese immunitarie contro il tumore.
La patologia rappresenta il secondo tumore ematologico più comune dopo il linfoma non-Hodgkin: costituisce l’1-2% di tutte le diagnosi oncologiche e il 10-15% delle neoplasie del sangue. In Italia si registrano ogni anno circa 6-7 mila nuovi casi, soprattutto tra le persone anziane: l’età media alla diagnosi è di circa 70 anni e soltanto il 2% dei pazienti ha meno di 40 anni.
Rowenta
-20% sugli aspirapolvere Rowenta
Una svolta nella seconda linea
Negli ultimi dieci-quindici anni la sopravvivenza media è passata da circa 2 anni e mezzo a oltre 10. A questo risultato hanno contribuito trapianti e terapie sempre più mirate, tra cui farmaci immunomodulanti, inibitori del proteasoma, anticorpi monoclonali, anticorpi farmaco-coniugati, anticorpi bispecifici e cellule CAR-T.
Il mieloma tende tuttavia a ripresentarsi e richiede quindi strategie diverse nei vari momenti della sua evoluzione. Maria Sofia Rosati, direttore medico di Gsk, ha definito particolarmente rilevante il risultato ottenuto nella seconda linea: «Tre anni di sopravvivenza libera da progressione rappresentano una risposta importante e, per molti aspetti, decisiva». La manager ha ricordato anche l’impegno dell’azienda nei programmi di accesso anticipato, attivati per offrire il trattamento ai pazienti in attesa delle decisioni regolatorie.
I dati che hanno convinto Aifa
L’autorizzazione italiana è arrivata poco più di due settimane fa e riguarda l’impiego di belantamab mafodotin alla prima recidiva, come trattamento di riferimento. Il medicinale è il componente centrale di due combinazioni: una con bortezomib e desametasone, l’altra con pomalidomide e desametasone. Prima della disponibilità ordinaria, programmi dedicati avevano già consentito a circa 400 persone, distribuite in quasi tutti i centri ematologici, di ricevere la terapia.
Le decisioni delle autorità si sono basate soprattutto sui risultati degli studi Dreamm 7 e Dreamm 8. Nel primo confronto, la combinazione con bortezomib e desametasone ha raggiunto una sopravvivenza libera da progressione mediana di 36,6 mesi, contro 13,4 mesi ottenuti con daratumumab, bortezomib e desametasone. Il rischio di morte è inoltre risultato inferiore del 42%; i partecipanti avevano già ricevuto almeno una precedente linea terapeutica.
Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.
Readoo usa l’AI per rispondere velocemente alle tue domande.
Dreamm 8 conferma il beneficio
Il secondo studio ha messo a paragone belantamab mafodotin insieme a pomalidomide e desametasone con pomalidomide, bortezomib e desametasone. In questo caso i pazienti avevano già affrontato almeno una cura contenente lenalidomide.
La sopravvivenza libera da progressione è arrivata a 32,6 mesi nel gruppo trattato con la nuova combinazione, mentre nel gruppo di confronto si è fermata a 12,5 mesi. In entrambi gli studi la sicurezza è rimasta in linea con quella già conosciuta dei singoli medicinali e la qualità di vita è stata mantenuta durante il trattamento.
Dose flessibile e gestione pratica
L’esperienza maturata nella pratica clinica sta confermando l’efficacia osservata negli studi, anche perché i pazienti trattati nei reparti non presentano necessariamente le caratteristiche selezionate dei partecipanti alle sperimentazioni. Elena Zamagni, associato di Ematologia all’Università di Bologna e dirigente medico presso l’Irccs Sant’Orsola Malpighi, ha spiegato che la scelta dei partner e l’intensità della cura vengono adattate alla storia clinica, alle resistenze sviluppate e ai farmaci già utilizzati.
Secondo Zamagni, l’infusione dura 30 minuti e può essere effettuata in day hospital ogni 8-12 settimane, senza premedicazioni né ricovero. Anche Francesca Gay, associato di Ematologia all’Università di Torino e dirigente medico di primo livello presso l’Ematologia Universitaria dell’Aou Città della Salute e della Scienza, ha sottolineato la flessibilità del trattamento.
L’alterazione temporanea della vista è l’effetto indesiderato più caratteristico. «Può essere gestita interrompendo provvisoriamente la terapia, per poi riprenderla con una dose e una frequenza personalizzate», ha chiarito Gay. L’adattamento del dosaggio, ha aggiunto, può consentire di mantenere a lungo il controllo della malattia.
Continua a leggere
Voli al rallentatore: cosa sta succedendo nei cieli italiani
Un’anomalia nella rete dati utilizzata da Enav ha ridotto la capacità di gestione del traffico aereo, mentre l’azienda esclude sabotaggi e attività ostili.
Baldo degli Ubaldi, paura sui binari: 28enne salvato dopo l’impatto
Il giovane è stato colpito da un convoglio della linea A alle 15 e recuperato ancora vivo dai soccorritori.
Incendi, estate 2026 in salita: oltre 80mila interventi
Il bilancio dei Vigili del fuoco registra un aumento del 17% e migliaia di missioni aeree tra il 15 giugno e il 15 ottobre.
Garlasco, il caso Sempio verso il processo: la difesa rompe gli indugi
Angela Taccia considera probabile il rinvio a giudizio e rimanda la scelta del rito al momento della richiesta ufficiale