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Cronaca 1 min di lettura58 min fa

Mensa negata a Taranto, il padre diffida il Comune

Il padre sostiene che la somma non fosse mai stata contestata e chiede il ripristino entro 24 ore.

A Taranto una bambina di nove anni è stata esclusa dalla mensa scolastica per un presunto arretrato di circa 12 euro. Il padre, assistito dall’avvocato Fabrizio Del Vecchio, ha inviato oggi una diffida al Comune e ha chiesto la riattivazione immediata del servizio.

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La richiesta della famiglia

Secondo la ricostruzione contenuta nell’atto, alla famiglia non sarebbe mai stato comunicato in precedenza il mancato pagamento riferito all’anno scolastico precedente. Il genitore sostiene che avrebbe versato la somma se fosse stato informato della pendenza.

La diffida è stata indirizzata all’amministrazione comunale dopo l’interruzione del pasto a scuola. Il legale ha fissato un termine di 24 ore dalla ricezione per il ripristino della mensa, riservando alla famiglia la possibilità di rivolgersi alla magistratura e chiedere anche un risarcimento.


L’episodio a scuola

La bambina frequenta il plesso di un istituto comprensivo con orario continuato dalle 8 alle 16. Il 2 novembre il padre è stato chiamato a riprenderla prima della fine delle lezioni, perché il pasto non era stato consegnato.

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L’istituto avrebbe ricevuto dagli uffici comunali una comunicazione collegata alla presunta morosità. La sospensione ha quindi riguardato una minore che, secondo la famiglia, non era stata avvisata del debito attribuito ai genitori.


Le contestazioni dell’avvocato

Nella diffida, Del Vecchio sostiene che il servizio di refezione, soprattutto nelle scuole a tempo pieno, non possa essere trattato come una prestazione facoltativa priva di legami con l’attività scolastica. L’avvocato lo definisce invece parte del percorso educativo e del diritto all’istruzione.

“È totalmente illegittimo rivalersi sul minore sospendendo l’erogazione del pasto”, ha affermato il legale, riconoscendo al Comune la possibilità di recuperare il credito attraverso le procedure previste nei confronti dei genitori. L’atto sostiene inoltre che lasciare la bambina senza pranzo l’avrebbe esposta a una situazione di emarginazione davanti ai compagni.

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