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Cronaca 1 min di lettura11 min fa

La direttiva Piantedosi sui Cpr divide i medici

Nicola Cocco, infettivologo indagato a Ravenna per certificati falsi, definisce i centri per migranti «luoghi patogeni»

La direttiva del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi sui Centri di permanenza per il rimpatrio ha suscitato la contestazione di diversi medici. Secondo i sanitari, il provvedimento avrebbe una funzione punitiva nei loro confronti e risponderebbe soprattutto a logiche propagandistiche.

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La posizione di Nicola Cocco

Tra le voci critiche c’è quella di Nicola Cocco, infettivologo coinvolto in un’indagine della Procura di Ravenna. Il procedimento riguarda certificati ritenuti falsi, che sarebbero stati utilizzati per evitare l’invio di migranti nei Cpr.

Cocco ha descritto questi centri con parole nette: «Sono luoghi patogeni». La sua posizione si inserisce nella protesta dei medici contrari alla direttiva e alle conseguenze che, secondo loro, potrebbe avere sul lavoro sanitario.

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Le contestazioni dei medici

I sanitari ritengono che la misura punti a colpire chi valuta le condizioni di salute delle persone destinate ai centri. La direttiva viene quindi interpretata come uno strumento per sanzionare i medici, più che come un intervento sulle procedure di accertamento.

Nel giudizio espresso dai medici, il provvedimento avrebbe anche un valore propagandistico. La discussione riguarda così sia il ruolo dei professionisti nelle certificazioni sia le condizioni dei Centri di permanenza per il rimpatrio.

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