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Cronaca 2 min di lettura1 ora fa

Meneghin: sulla medicina personalizzata serve un cambio culturale

A Roma la direttrice della Fondazione italiana per il cuore ha parlato di genetica, anziani e appropriatezza delle cure.

Cristina Meneghin ha chiesto un’evoluzione culturale per rendere davvero utile la medicina personalizzata, intervenendo a Roma a un incontro sull’amiloidosi cardiaca. La direttrice della comunicazione scientifica della Fondazione italiana per il cuore ha collegato il tema all’impiego dei test genetici e alla scelta dei trattamenti.

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Il valore del test genetico

Secondo Meneghin, il risultato di un’analisi genetica non deve essere vissuto come una condanna o come un marchio definitivo. "Il test genetico non è una sentenza, non è un’etichetta, non è una categoria, ma è uno strumento di conoscenza, di consiglio del singolo e del familiare", ha spiegato durante l’evento promosso dall’Osservatorio malattie rare.

La farmacogenetica e la medicina personalizzata possono incidere sulla vita dei pazienti soltanto se accompagnate da una maggiore consapevolezza. Il test, in questa prospettiva, può aiutare a orientare le decisioni cliniche e a fornire indicazioni utili anche ai familiari.


Cure più adatte agli anziani

Nel suo intervento Meneghin ha richiamato la necessità di superare quello che ha definito "razzismo sanitario". L’obiettivo è adottare un’impostazione più preventiva e basata sulle caratteristiche individuali, soprattutto per le persone anziane.

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Questa fascia della popolazione è spesso sottoposta a politerapie e può essere esposta a prescrizioni non adeguate o non sufficientemente calibrate. Per questo, ha osservato la rappresentante della Fondazione, l’innovazione scientifica non può restare separata dalla capacità di applicarla correttamente nella pratica clinica.


Il ruolo delle istituzioni

Meneghin ha attribuito a legislatori e istituzioni una responsabilità diretta nell’accompagnare il progresso della ricerca. A suo giudizio, il sistema deve ridurre la distanza tra le nuove conoscenze scientifiche e la possibilità concreta di recepirle nei percorsi di cura.

Anche l’educazione sanitaria dei cittadini deve andare oltre la semplice circolazione di informazioni. Serve favorire una comprensione più consapevole dei test e delle terapie, così da incidere sui comportamenti e sulle decisioni riguardanti pazienti e famiglie.

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