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Cronaca 2 min di lettura29 set

Max Parisi, la scommessa da 40mila dollari al mese contro il tumore

Il daraxonrasib è già autorizzato negli Stati Uniti, ma in Europa resta senza rimborso: può rallentare la malattia, non guarirla.

Il nodo più delicato della terapia scelta da Max Parisi è il costo: circa 40mila dollari per un solo mese di trattamento. Il daraxonrasib, farmaco destinato a una specifica alterazione molecolare del tumore al pancreas, può essere acquistato negli Stati Uniti, ma non rappresenta una cura definitiva e il suo accesso in Europa non è ancora regolato.

Il conduttore radiofonico ha deciso di tentare questa strada dopo che, il 31 luglio, i medici gli avevano comunicato l’assenza di ulteriori opzioni terapeutiche. In un’intervista ha raccontato: «Avevo un mese di vita, sono volato in America per provare un nuovo farmaco contro il tumore al pancreas. Ora forse arriverò a Natale. Dalla vita ho avuto tutto, vorrei solo passare il tempo che mi resta con la mia famiglia».


Una terapia costosa e non risolutiva

Secondo Chiara Cremolini, oncologa, componente del direttivo dell’Aiom e docente di Oncologia all’Università di Pisa, il medicinale può frenare l’avanzata della malattia e allungare la sopravvivenza di alcuni pazienti, ma non elimina il tumore. La specialista considera quindi molto delicato proporre una terapia tanto onerosa quando il risultato non è garantito.

«Il prezzo attuale, circa 40mila dollari per un mese di terapia, non è sostenibile», ha spiegato Cremolini. Se il farmaco funziona, il trattamento deve proseguire finché mantiene la propria efficacia; se invece non dà risultati, il paziente può avere già affrontato almeno due mesi di spesa, per un esborso comunque molto elevato.


Negli Usa sì, in Europa ancora no

Il daraxonrasib ha ricevuto l’autorizzazione della Fda negli Stati Uniti il 26 agosto ed è dunque utilizzabile nella pratica clinica americana. Il pagamento può essere sostenuto direttamente dal malato oppure coperto, in parte o interamente, dall’assicurazione sanitaria, a seconda delle condizioni previste dalla polizza.

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In Europa, invece, l’Ema sta ancora esaminando i dati e l’azienda produttrice non ha presentato la richiesta necessaria per l’immissione in commercio. Di conseguenza, il farmaco non può essere impiegato attraverso i sistemi sanitari pubblici né rimborsato; per ora, un paziente italiano può accedervi soltanto acquistandolo a proprie spese.


L’uso compassionevole resta bloccato

Un’altra possibilità sarebbe rappresentata dall’uso compassionevole, cioè da un programma di accesso anticipato promosso dall’azienda farmaceutica. Cremolini ha però chiarito che, in Europa, non è stato avviato alcun percorso di questo tipo per il daraxonrasib.

Ai primi di settembre l’Aiom ha chiesto alla società produttrice di aprire un confronto con l’Aifa per valutare l’attivazione del programma. La vicenda ha portato anche a interrogazioni parlamentari trasversali, mentre resta irrisolto il problema economico per le famiglie che decidono di sostenere direttamente il trattamento.

Cremolini ha detto di rispettare la scelta di Parisi e di riconoscere il valore scientifico del medicinale, definito un importante passo avanti contro questa forma di tumore. Ha però ribadito che il farmaco può soltanto rallentare la progressione della malattia e non offre una soluzione definitiva.

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