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Cronaca 1 min di lettura3 giorni fa

Mauro, l’orgoglio in fabbrica e il conto della quarta settimana

A 56 anni, Mauro Esposito ripercorre una vita da operaio: in vent’anni lo stipendio è cresciuto di 400 euro, mentre cinema e ristoranti sono diventati un lusso.

La fine del mese arriva con difficoltà e impone rinunce che riguardano anche il tempo libero. Mauro Esposito, 56 anni, racconta una condizione da operaio nella quale la quarta settimana sembra non terminare mai: in vent’anni il suo salario è aumentato di 400 euro e cinema e ristoranti sono stati tagliati dal bilancio familiare.


La memoria delle lotte operaie

Il rapporto di Mauro con la fabbrica nasce prima ancora del suo ingresso nel mondo del lavoro. Da bambino seguiva il padre Antonio, metalmeccanico Fiat, fino al cancello 31 di Mirafiori, dove si svolgevano i picchetti durante le mobilitazioni.

Proprio quei momenti hanno lasciato in lui un’impronta profonda. «L’orgoglio operaio mi è nato lì», racconta, ricordando anche le pentole di pasta che, a volte, arrivavano dalle abitazioni vicine per sostenere chi partecipava alle proteste.

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Quando il salario non basta

Oggi Mauro è operaio a sua volta, ma la consapevolezza maturata da bambino si confronta con una situazione economica segnata da aumenti insufficienti. L’incremento complessivo di 400 euro in due decenni non ha impedito che la parte finale del mese diventasse il periodo più difficile da affrontare.

Le spese considerate normali hanno così iniziato a pesare. Le uscite al cinema e i pasti al ristorante sono state eliminate, mentre il racconto di Mauro restituisce il divario tra l’orgoglio per il proprio lavoro e la fatica quotidiana di far quadrare i conti.

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