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Cronaca 2 min di lettura1 ora fa

Matilda, il dolore ignorato costa caro: risarcimento al veterinario

La Corte d’appello di Firenze ha riconosciuto ai proprietari di una cocker spaniel un indennizzo per le sofferenze che, secondo i giudici, potevano essere contenute

La morte di Matilda non è stata attribuita al veterinario, ma le cure ricevute non avrebbero limitato in modo adeguato il dolore della cagnolina. È su questo punto che si è concentrata la causa avviata dai proprietari, conclusa dopo nove anni con una decisione favorevole della Corte d’appello di Firenze.

La consulenza tecnica non ha collegato il decesso alla condotta del professionista e ha escluso anche un danno permanente per la coppia. La richiesta, infatti, riguardava soprattutto la sofferenza dell’animale e l’assenza di interventi sufficienti per attenuarla.

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Le carenze individuate nelle cure

Secondo gli accertamenti disposti nel procedimento, a Matilda non sarebbe stata assicurata una terapia adeguata contro il dolore. I giudici hanno inoltre rilevato che i proprietari non avrebbero ricevuto spiegazioni complete sull’operazione, sui rischi, sugli esiti possibili e sulle probabilità che il trattamento avesse successo.

La Corte d’appello ha quindi ritenuto che il veterinario non avesse fatto tutto il necessario per rendere meno gravose le condizioni della cagnolina. La responsabilità riconosciuta non riguarda l’origine della morte, ma la gestione della fase precedente, quando le sofferenze avrebbero potuto essere contenute: il professionista, secondo la sentenza, «omise di alleviarne le sofferenze».


Una perdita vissuta come familiare

Matilda era una cocker spaniel di 13 anni. Dopo un’emorragia improvvisa fu condotta d’urgenza dal veterinario, sottoposta a più interventi e infine trasferita in una struttura specializzata di Pisa, dove però non riuscì a salvarsi.

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Per i due coniugi, la cagnolina rappresentava molto più di un animale da compagnia. La portavano anche al lavoro, trascorrevano con lei il tempo libero e la coinvolgevano nella vita quotidiana. Nella ricostruzione riportata dai giudici, un loro conoscente li avrebbe visti piangere e muoversi senza meta per casa durante le festività natalizie e nel periodo estivo.


Il risarcimento dopo la sentenza ribaltata

La Quarta sezione civile della Corte d’appello di Firenze ha modificato la precedente decisione del tribunale di Livorno, riconoscendo ai proprietari 7.950 euro. Considerando anche le componenti patrimoniali e morali e i costi del procedimento, la somma complessiva supera i 20mila euro.

La pronuncia attribuisce rilievo giuridico al rapporto affettivo costruito tra una persona e il proprio cane. Per i giudici, considerare l’animale soltanto come un bene materiale è un’impostazione ormai superata: la sofferenza patita dal cane e il dolore di chi se ne prende cura possono ricevere tutela, anche quando il decesso non dipende dall’errore del professionista.

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