Marracash sfida le critiche: «I soldi non cancellano la mia storia»
Il rapper risponde agli attacchi per le sue parole sulle proteste e nega di aver giustificato gli episodi violenti.
Il punto che Marracash rivendica con maggiore forza riguarda il diritto di esprimersi, anche dopo aver raggiunto il successo. Alle accuse legate al costo dei suoi concerti, il rapper replica ricordando il percorso compiuto da un contesto difficile e il proprio impegno per una società più equa.
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Il successo non cancella le origini
Fabio Rizzo respinge l’idea che la ricchezza gli impedisca di parlare delle difficoltà sociali. Racconta di aver iniziato a guadagnare soltanto intorno ai 30 anni, di avere oggi 47 anni e di non considerarsi ancora “in pari” rispetto agli anni di fatica, lavoro e costruzione della propria carriera.
Marracash sottolinea inoltre di essersi affermato senza ricorrere alla violenza, pur provenendo da un ambiente segnato dalla violenza. A chi contesta il suo intervento pubblico per via dei prezzi dei biglietti, risponde con durezza: «Dico il cazzo che voglio». Secondo il rapper, aver accumulato denaro non può cancellare più di metà della sua vita né il desiderio di battersi per maggiore giustizia.
Il disagio attraversa il Paese
Nel suo ragionamento, l’artista collega le proteste a un malessere più ampio, che non riguarderebbe soltanto le persone ai margini. Parla di un rifiuto crescente verso condizioni di vita diventate insostenibili, inizialmente evidente nelle periferie, tra le seconde generazioni e le fasce più fragili, ma ormai visibile anche nel ceto medio che manifesta senza violenza.
Per Marracash, persino le reazioni che si leggono sotto i contenuti pubblicati in rete mostrano quanto il disagio sia diffuso. La sua tesi è che la società debba interrogarsi sulle cause profonde di questo clima, senza limitarsi a condannare le conseguenze. «Un risentimento che sta maturando in tutti, un rigetto, un’insostenibilità della vita in questo paese e non solo», ha scritto nel suo intervento.
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La replica alle accuse di violenza
Il rapper chiarisce di non aver mai sostenuto gli episodi violenti avvenuti durante le proteste. La sua posizione, spiega, non coincide con un’approvazione degli scontri: anche quando un comportamento è sbagliato, però, può essere il segnale di un problema più vasto. «Io non ho mai inneggiato alla violenza», ha precisato, ribadendo che ogni forma di violenza deve essere condannata.
Nel post cita anche i minorenni scesi in strada con il volto coperto, esponendosi al rischio di manganellate o arresti. A suo giudizio, quel gesto resta censurabile ma può indicare un fallimento collettivo, del quale tutti avrebbero una parte di responsabilità. Le ragioni di quel fallimento, aggiunge, possono essere valutate da ciascuno secondo coscienza e capacità di giudizio.
La polemica nata sui social
La discussione era esplosa dopo un precedente messaggio del rapper sulle mobilitazioni in corso in Italia, dagli scontri di Milano alle proteste degli autotrasportatori nel Sud. Marracash aveva sostenuto che il cambiamento non sarebbe arrivato con atteggiamenti concilianti e aveva previsto una reazione ancora più ampia, attirando numerosi commenti ostili.
Dopo gli attacchi sono intervenuti anche altri artisti, tra cui Fedez, che ha rivolto critiche più generali al mondo musicale e ai rapper solidali con i manifestanti milanesi. Marracash ha quindi scelto di tornare sull’argomento: considera prevedibili i titoli costruiti su singole frasi, gli insulti e le minacce ricevute, ma contesta che le sue parole vengano trasformate in un’apologia della violenza.
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