Lodi, la paura di Lucia Uva: “Ho terrore per i miei figli
La sorella di Giuseppe Uva esprime solidarietà ai familiari di Agostino Conigliaro e chiede formazione e controlli sugli interventi delle forze dell’ordine
“Ho paura per i miei figli e per i miei nipoti davanti a quello che leggiamo ogni giorno, ho terrore di cosa possa succedere”. Lucia Uva affida a queste parole la propria reazione alla morte di Agostino Conigliaro, il 39enne deceduto a Lodi dopo un intervento dei carabinieri. La sorella di Giuseppe Uva sostiene di riconoscere nella vicenda elementi già vissuti dalla sua famiglia.
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La solidarietà ai familiari
A chi sta affrontando ora il lutto, Lucia Uva ha rivolto vicinanza e solidarietà. Ha spiegato di conoscere il percorso doloroso che attende i parenti di Conigliaro, ricordando che i procedimenti legati alla morte del fratello sono durati 18 anni.
Tutti gli imputati nel caso di Giuseppe Uva sono stati assolti. La famiglia, però, ha presentato un ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo, alla quale Lucia dice di essersi rivolta perché attende ancora risposte dallo Stato italiano.
“Non era un delinquente”
Parlando del fratello, la donna ribadisce di non aver mai accettato la ricostruzione dei fatti emersa nel tempo. “Io vado avanti perché Giuseppe non è morto di freddo, ma per le botte che ha preso e nessuno mai riuscirà a convincermi del contrario”, ha affermato, aggiungendo che, anche se fosse stato in condizioni difficili, avrebbe dovuto essere accompagnato in ospedale.
Lucia Uva ha detto di provare ancora rabbia per quanto accaduto a Giuseppe, operaio di Varese morto nel giugno 2008 dopo aver trascorso una notte in caserma. A suo giudizio, in casi simili le vittime vengono spesso descritte come drogate, violente, autolesioniste o incapaci di intendere, mentre sarebbe necessario preparare meglio gli agenti a gestire persone definite aggressive.
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Il richiamo alle istituzioni
La sorella di Uva precisa di non voler mettere sullo stesso piano tutti gli appartenenti alle forze dell’ordine. “Io non ce l’ho con i poliziotti e i carabinieri”, ha dichiarato, ma ha chiesto che venga posto un limite a quella che considera una violenza ricorrente e che gli operatori ricevano un addestramento adeguato.
Nel suo intervento ha citato anche Federico Aldrovandi, Riccardo Magherini e Stefano Cucchi, sostenendo che episodi di questo tipo richiedano provvedimenti concreti. Ha inoltre criticato le nuove norme sullo scudo penale, perché teme che possano rendere più difficile individuare responsabilità e tutelare le persone fermate.
L’inchiesta sulla morte a Lodi
Agostino Conigliaro è morto lunedì mattina all’ospedale Maggiore, dove era stato portato circa trenta ore prima dopo un malore accusato durante un intervento dei carabinieri. L’episodio è avvenuto in un residence nel quale il 39enne si sarebbe introdotto e ha coinvolto due militari del Radiomobile.
La Procura di Lodi ha aperto un fascicolo per omicidio colposo a carico di ignoti. I due carabinieri sono stati iscritti nel registro delle annotazioni preliminari, il modello 45-bis introdotto quest’anno dal decreto Sicurezza per le situazioni in cui, fin dalle prime verifiche, il reato appare collegato a una causa di giustificazione.
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