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Cronaca 2 min di lettura1 ora fa

La pista dei miliardi: Graviano racconta l’affare con Berlusconi

Nel processo fiorentino contro Salvatore Baiardo, il boss ha riferito di un incontro a Milano e di una presunta intesa privata sugli investimenti immobiliari

Il processo in corso a Firenze ruota anche attorno a una presunta fotografia che avrebbe collegato Giuseppe Graviano, Silvio Berlusconi e l’ex generale Francesco Delfino. L’immagine sarebbe stata mostrata dal testimone Salvatore Baiardo al giornalista Massimo Giletti, circostanza che Baiardo avrebbe successivamente smentito.


La fotografia al centro dell’accusa

Baiardo è imputato per calunnia aggravata in relazione alle dichiarazioni rese su Giletti e su Giancarlo Ricca, già sindaco di Cerasa. La vicenda della fotografia rappresenta uno dei passaggi contestati dalla Procura nell’ambito del procedimento.

All’ex collaboratore viene inoltre attribuito il reato di favoreggiamento personale aggravato dall’agevolazione mafiosa. Secondo l’accusa, alcune informazioni fornite agli investigatori avrebbero potuto ostacolare gli accertamenti sui presunti rapporti tra i fratelli Graviano, Berlusconi, Marcello Dell’Utri e Cosa Nostra.


L’incontro raccontato da Graviano

È in questo contesto che Giuseppe Graviano ha riferito di un incontro avvenuto a Milano tra il 1982 e il 1983. Il boss ha detto di essere stato accompagnato dal nonno materno Filippo Quartararo e dal cugino Salvatore Graviano in un albergo dove avrebbe incontrato Berlusconi: «Ci fu un incontro a Milano in un albergo con Berlusconi, io, mio nonno Quartararo Filippo e mio cugino Graviano Salvatore».

Graviano ha spiegato di avere appreso dell’esistenza dei rapporti economici tra il nonno e l’imprenditore milanese dopo la morte del padre Michele, ucciso il 7 gennaio 1982. Ha inoltre sostenuto che Quartararo gli avrebbe presentato personalmente Berlusconi qualche tempo dopo.

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La società e i 20 miliardi

Secondo il racconto reso in aula, nel 1969-70 Quartararo avrebbe costituito con Berlusconi una società destinata a operazioni nel settore edilizio. Il nonno, ha riferito Graviano, avrebbe messo a disposizione 4-5 miliardi di lire, mentre il valore complessivo dell’investimento sarebbe arrivato a 20 miliardi di lire. La quota attribuita a Quartararo e a chi avrebbe procurato il denaro sarebbe stata del 20 per cento.

Il boss ha parlato anche di una presunta scrittura privata che, a suo dire, avrebbe documentato l’avvio dei rapporti tra Quartararo, altri imprenditori palermitani e Berlusconi. Una versione già accennata da Graviano nel 2020, durante il processo ’Ndrangheta Stragista celebrato a Reggio Calabria.


Il passaggio del 1993

Dopo la scomparsa del nonno, Graviano ha sostenuto che lui e il cugino Salvatore avrebbero assunto la gestione della vicenda. Ha poi collocato nel dicembre 1993 un ulteriore incontro con Berlusconi a Milano, quando era ancora latitante e poco prima dell’arresto, spiegando che sarebbe servito «per sistemare tutto».

Le dichiarazioni sono state rese da Graviano come testimone ai pubblici ministeri Leopoldo De Gregorio e Lorenzo Gestri. Il boss, detenuto da 32 anni per le stragi del 1993, l’attentato di via D’Amelio e l’omicidio di don Pino Puglisi, ha partecipato all’udienza in videocollegamento dal carcere di Cagliari.

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