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Cronaca 2 min di lettura7 ore fa

La denuncia di Dyha: «Rifiutai il sesso, mi legarono e mi violentarono

Ospite di Fuori dal Coro, una donna algerina ha collegato la propria esperienza alle norme islamiche e ha commentato l’ipotesi di un tribunale islamico in Italia.

La testimonianza di Dyha, donna algerina ospite di Fuori dal Coro, è partita da un racconto di violenze che, secondo quanto riferito in trasmissione, avrebbe subito da parte di estremisti islamici. La donna ha collegato quelle esperienze alla sua interpretazione della Sharia e ha espresso preoccupazione per la nascita di un tribunale islamico in Italia.

Nel corso dell’intervista con Mario Giordano, Dyha ha spiegato di avere difficoltà a ripercorrere il proprio passato. Le sue dichiarazioni sono state presentate come una testimonianza personale: il testo non contiene ulteriori elementi di verifica sui singoli episodi narrati.


Il racconto delle violenze subite

Secondo il suo resoconto, il rifiuto di un rapporto sessuale avrebbe provocato una reazione violenta. «Ho rifiutato l’approccio sessuale per questo sono stata legata a letto, come dice il Corano, e poi violentata e picchiata», ha raccontato durante la trasmissione.

Dyha ha aggiunto di essere stata sottoposta anche ad altre sevizie, tra cui il bruciamento di una mano. Nel suo intervento ha attribuito quelle condotte non soltanto alla brutalità dei singoli aggressori, ma a ciò che considera un effetto delle norme religiose e giuridiche islamiche.


Le accuse sulla Sharia

Parlando della Sharia, la donna l’ha descritta come un insieme di regole fondate sul Corano, associate a pene corporali e limitazioni della libertà individuale. «Questa è la Sharia», ha affermato, sostenendo di averne conosciuto gli effetti direttamente.

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Nel suo ragionamento, Dyha ha esteso la propria denuncia alle condizioni delle donne musulmane, affermando che episodi simili non dipenderebbero soltanto dalla cattiveria di un uomo, ma dalla legge religiosa. Si tratta di una posizione espressa dalla testimone nel corso dell’intervista e riferita alla sua esperienza personale.


Il timore per un tribunale islamico

La parte finale dell’intervento ha riguardato la possibilità che in Italia nasca un tribunale islamico. Dyha ha sostenuto che, secondo la sua lettura del Corano, alcuni musulmani dovrebbero trasferirsi nei Paesi privi di Islam per favorire l’applicazione della Sharia e la prevalenza delle parole di Allah sulle regole esistenti.

La donna ha inoltre citato la taqiyya, che ha definito una forma di menzogna utilizzata per raggiungere questo obiettivo. «Sono stata musulmana e quello che ho studiato l’ho vissuto», ha concluso, ribadendo che le sue affermazioni derivano dal percorso personale e religioso che ha dichiarato di avere attraversato.

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