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Cronaca 2 min di lettura50 min fa

Kata, il caso resta senza risposte: archiviata l’inchiesta

Il gip ha chiuso il procedimento sui due zii della bambina, ma nuove prove potrebbero riaprire le indagini sulla scomparsa

Il procedimento a carico dei due zii di Kata è stato archiviato, ma la decisione non chiude definitivamente la vicenda. Se dovessero emergere elementi inediti, infatti, l’attività investigativa potrebbe riprendere.

La bambina, Kataleya Mia Alvarez Chicclo, aveva cinque anni quando sparì dall’ex hotel Astor di Firenze. Da quel 10 giugno 2023 non sono arrivate notizie utili a chiarire che cosa le sia accaduto.

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La difesa della madre chiede nuovi accertamenti

Il legale della madre, Giovanni Conticelli, ha accolto il provvedimento ribadendo però la necessità di proseguire la ricerca della verità. «Confido che l’inchiesta venga riaperta quanto prima e ad ampio spettro», ha dichiarato.

La richiesta di archiviazione era stata presentata a settembre dalla pm Christine von Borries, che coordina gli accertamenti dei carabinieri. Secondo la magistrata, il materiale raccolto non permetteva di sostenere con ragionevoli possibilità una futura condanna. Il 9 ottobre, la madre aveva fatto sapere, attraverso il proprio avvocato, di non voler contestare la richiesta, spiegando che non vi erano allora elementi concreti, né sul piano dei fatti né su quello giuridico, per opporsi.


Che cosa è successo all’Astor

Kata viveva nell’edificio occupato insieme alla madre e al fratello minore, in una zona periferica del capoluogo toscano. Quel pomeriggio era stata affidata allo zio materno, mentre la donna si trovava al lavoro in un supermercato; al suo ritorno, la figlia non era più nell’ex struttura ricettiva.

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Le immagini di una telecamera commerciale la mostrarono per l’ultima volta nel cortile dell’Astor: la bambina salì una scala esterna e poco dopo tornò verso il basso. Gli investigatori presero in esame anche l’ipotesi di un rapimento legato a un’estorsione e iscrissero nel registro degli indagati lo zio materno Argenis Abel Alvarez Vasquez e quello paterno Marlon Edgar Chicllo Romero.


Le piste battute senza risultati

Le ricerche nell’ex albergo coinvolsero anche i Cacciatori di Calabria, reparto dell’Arma specializzato nella cattura dei latitanti. Con strumenti dedicati furono controllate pareti e possibili cavità nascoste, ma senza trovare tracce della bambina.

Nel tempo gli investigatori verificarono diverse ricostruzioni: un possibile collegamento con ambienti della droga, contrasti tra le famiglie peruviane e romene che occupavano lo stabile, un’ipotesi di abuso e persino uno scambio di persona. Nessuna di queste piste ha prodotto finora elementi sufficienti per arrivare a una svolta.

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