Iraq, finita la missione italiana: cosa cambia ora per Baghdad
Dopo dodici anni si conclude la presenza militare italiana sul territorio iracheno, mentre Roma mantiene attivi addestramento, cooperazione e altri impegni nell’area.
Il rientro delle navi Rimini e Crotone da Gibuti accompagnerà una fase di avvicendamento operativo, senza modificare il livello dell’impegno italiano nella regione. I due cacciamine saranno infatti sostituiti da altre unità già mantenute in stato di prontezza in Italia.
Cacciamine in rientro, missione confermata
Le navi della Marina erano state impiegate nell’operazione europea Aspides e collocate nell’area anche per poter intervenire rapidamente in eventuali attività di bonifica dalle mine nello Stretto di Hormuz. Il loro ritorno è stato disposto da Guido Crosetto per esigenze di manutenzione e cambio degli equipaggi.
Il ministero della Difesa ha chiarito che la rotazione non equivale a un disimpegno. Le Rimini e Crotone lasceranno Gibuti, ma la presenza navale italiana resterà garantita attraverso due cacciamine già disponibili sul territorio nazionale.
La cooperazione con Baghdad prosegue
Anche il dispositivo della NATO in Iraq aveva già cambiato sede. A marzo, il personale della Missione NATO in Iraq è stato trasferito da Baghdad al Comando delle forze congiunte alleate di Lago Patria, in provincia di Napoli, da dove continuano le attività di consulenza e il sostegno alle istituzioni di sicurezza irachene.
La conclusione della presenza militare italiana sul posto non interrompe i rapporti tra Roma e Baghdad. I due Paesi intendono proseguire il lavoro comune con percorsi di formazione, scambi di competenze e iniziative destinate a rafforzare le capacità delle forze di sicurezza irachene.
Crosetto: «Cambia la fase dell’impegno»
L’annuncio politico è arrivato dal ministro della Difesa, che ha collegato il ritiro a un’intesa raggiunta con il governo iracheno e con gli alleati. «Da domani viene meno la nostra presenza militare in Iraq», ha detto Crosetto, precisando che la decisione non è stata presa unilateralmente dall’Italia.
Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.
Il nuovo assetto assegna alle autorità di Baghdad un ruolo più ampio nella protezione del territorio. La trasformazione della missione, dunque, è stata concordata nell’ambito del passaggio a una fase in cui la responsabilità della sicurezza ricade sempre più sulle forze irachene.
Dodici anni tra fronte e addestramento
L’impegno italiano era cominciato nel 2014, dopo l’espansione dello Stato islamico. Nel corso degli anni, migliaia di militari avevano partecipato all’operazione Inherent Resolve, nata per contrastare Daesh, oltre a contribuire alla preparazione delle forze armate irachene e dei peshmerga del Kurdistan.
Il grosso del contingente aveva già lasciato il Paese a marzo. Nelle settimane successive erano rimasti soltanto i gruppi incaricati di completare il recupero del personale, dei veicoli e delle altre dotazioni.
L’ultimo rientro prima della scadenza
Con il trasferimento in Italia degli ultimi militari e dei materiali residui, le Forze Armate hanno completato l’uscita dal territorio iracheno. Il calendario è stato rispettato alla vigilia del 30 settembre, termine definito da Baghdad insieme ai Paesi della coalizione internazionale.
Si chiude così, dopo dodici anni, la presenza militare italiana direttamente dispiegata in Iraq. Restano però attivi i canali di collaborazione istituzionale e le iniziative di formazione rivolte al sistema di sicurezza del Paese.
Continua a leggere
West Nile, allarme in Liguria: Bassetti chiede disinfestazioni mirate
Una donna di 66 anni è ricoverata in terapia intensiva dopo aver contratto l’infezione a Sampierdarena, senza soggiorni fuori regione.
Diabete, una sola iniezione a settimana può cambiare la terapia
L’associazione tra insulina basale e semaglutide promette un controllo efficace della malattia, con meno ipoglicemie e possibili benefici sul peso
Obesità, la vera svolta è culturale: Linoci chiede cure più eque
Per Eligio Linoci servono più informazioni e un coinvolgimento concreto dei pazienti per abbattere stigma e ostacoli nell’accesso alle terapie.
Il mare entra in ospedale: immersioni virtuali per pazienti e bambini
Il Policlinico Umberto I porta le Secche di Tor Paterno nei reparti di Oncologia e Pediatria con immagini a 360 gradi e realtà virtuale.