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Cronaca 1 min di lettura6 giorni fa

Iran, Leila nel mirino: l’appello di Parisa per fermare le esecuzioni

L’attivista di Donna, Vita, Libertà denuncia un aumento delle condanne capitali contro le donne iraniane e chiede di alzare la pressione sul caso di Leila Abolhasani.

«Guarda, è bellissima». Parisa Nazari mostra l’immagine di Leila Abolhasani e invita a non lasciare sola la sua storia: secondo l’attivista di Donna, Vita, Libertà, solo una forte mobilitazione può aiutare a tenere alta l’attenzione sul caso.


Una sentenza come avvertimento

Per Nazari, la condanna a morte pesa anche come messaggio politico. L’attivista legge quella decisione come un tentativo di intimidire le iraniane che continuano a essere in prima linea nelle proteste: «se scendete in piazza, vi impicchiamo anche solo per aver scattato una fotografia».


Chi è Leila Abolhasani

Leila Abolhasani ha 43 anni, è madre di due figli adolescenti e lavora come estetista. È stata fermata l’8 gennaio a Shahin Shahr, nella provincia di Isfahan, con l’accusa di aver preso parte alle manifestazioni contro il regime. Il Tribunale Rivoluzionario di Isfahan le ha inflitto la pena capitale.

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Il nodo della Moharebeh

L’imputazione formale è quella di Moharebeh, espressione che viene resa come “lotta” o “guerra contro Dio”. In ambito giudiziario indica, in sostanza, chi usa armi per seminare terrore, colpire beni pubblici o opporsi allo Stato. La famiglia ha presentato ricorso alla Corte suprema, sostenendo che la donna sia stata punita ingiustamente perché avrebbe solo filmato con il cellulare un incendio in un supermercato durante le proteste.


Pressione internazionale e paura interna

Nazari sostiene che il dossier di Leila vada letto insieme ad altri casi simili, mentre la Farnesina segue con attenzione, tramite l’ambasciata a Teheran, la vicenda delle sorelle Rahimi, una delle quali è stata anch’essa condannata a morte. L’attivista racconta inoltre che in Iran molti evitano di parlare con i media stranieri per timore delle nuove regole e delle conseguenze, ma insiste sul fatto che la pressione pubblica possa ancora funzionare da freno.

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