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Cronaca 2 min di letturaieri

Caso Regeni, tre condanne: il sequestro sì, l’omicidio no

La Corte d’Assise di Roma ha inflitto dieci anni a tre agenti egiziani e assolto il quarto imputato per la morte del ricercatore.

La prima sentenza italiana sulla morte di Giulio Regeni riconosce la responsabilità di tre appartenenti ai servizi segreti egiziani per il sequestro del ricercatore, ma non per l’omicidio. La Corte d’Assise di Roma ha stabilito per ciascuno una pena di dieci anni, mentre il quarto imputato è stato assolto.


Tre pene per il sequestro

A ricevere la condanna sono il maggiore Magdi Ibrahim Abdelal Sharif e i colonnelli Uhsam Helmi e Athar Kamel Mohamed. Per Sharif la Procura aveva sollecitato l’ergastolo. Il generale Tariq Sabir, anch’egli finito a processo, è stato invece assolto dai giudici.

La Corte ha escluso l’imputazione di omicidio, limitando il verdetto al sequestro di persona. Regeni fu trovato senza vita in Egitto dopo essere scomparso al Cairo il 25 gennaio 2016; sul suo corpo furono rilevati segni di violenze e torture.


La reazione della famiglia Regeni

La decisione è arrivata 3.890 giorni dopo il ritrovamento del corpo. Fuori dal tribunale romano, familiari e sostenitori hanno atteso la conclusione del procedimento insieme agli attivisti del “popolo giallo”, presenti con gli striscioni dedicati alla ricerca della verità.

Al sit-in ha partecipato anche Elly Schlein. La segretaria del Partito Democratico ha incontrato per alcuni minuti i genitori e la sorella di Giulio, presenti alla giornata conclusiva del processo.

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Una verità costruita in aula

Alessandra Ballerini, legale della famiglia, ha accolto il verdetto sottolineando la fiducia riposta nella giustizia. “Da oggi tutti i cittadini del mondo possono sentirsi più sicuri”, ha detto, sostenendo che la sentenza richiama regimi e apparati al rispetto dell’inviolabilità della dignità e del corpo umano.

La rappresentante dell’accusa ha difeso il percorso seguito nel dibattimento, spiegando che il risultato non nasce da una percezione emotiva, ma dall’intreccio di documenti, testimonianze, analisi scientifiche, riscontri e verifiche svolte durante il processo.

Ballerini ha definito il procedimento una vittoria ottenuta dopo un lungo cammino e ha ricordato il sostegno della “scorta mediatica” e del “popolo giallo”. In merito alla visita in Egitto del ministro degli Esteri Antonio Tajani con il presidente Abdel Fattah al-Sisi, l’avvocata ha ribadito che la sentenza italiana non dipende dai rapporti politici: “La nostra è una democrazia: c’è la separazione dei poteri prevista dalla nostra Costituzione”.

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