Iran, il no di Trump sullo Stretto: ma sull’Ucraina vede una svolta
Il presidente americano boccia la proposta di Teheran su Hormuz, indica una possibile intesa sull’Ucraina prima dell’inverno e apre al dialogo con Cuba.
Donald Trump ha chiuso la porta alla proposta iraniana per riaprire lo Stretto di Hormuz, ma nello stesso tempo ha lasciato intravedere sviluppi sul dossier ucraino. Il presidente degli Stati Uniti ha inoltre escluso, almeno per ora, l’ipotesi di un’azione militare contro Cuba, puntando su un possibile accordo.
Teheran incassa il rifiuto americano
La bozza arrivata da Teheran prevedeva il ripristino completo del traffico nello Stretto entro sette giorni. Il documento, presentato dal ministro degli Esteri iraniano Abbas Aragchi, si basava sugli elementi già contenuti nel memorandum d’intesa raggiunto durante l’estate. Trump ha però confermato di aver respinto il testo: "Ho respinto il loro accordo".
Secondo il presidente americano, l’Iran avrebbe cercato di ottenere la riapertura immediata del passaggio marittimo perché in difficoltà. Trump ha sostenuto che gli Stati Uniti controllano ormai Hormuz e ha indicato in 29 le navi transitate nella giornata del 25 settembre, sottolineando anche il peso strategico delle esportazioni petrolifere che passano da quell’area.
Ucraina, la previsione di Trump
Rispondendo alle domande dei giornalisti, Trump ha manifestato fiducia nella possibilità di un’intesa tra le parti coinvolte nella guerra in Ucraina. Il riferimento temporale indicato dal presidente è l’arrivo della stagione fredda: "Si spera in un futuro non troppo lontano, forse prima che arrivi il rigido inverno, che raggiungeranno un accordo".
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La dichiarazione non è stata accompagnata da dettagli su eventuali negoziati o condizioni. Trump si è limitato a formulare una previsione sull’esito del conflitto, collocando una possibile soluzione prima dell’inverno.
Il dialogo con Cuba resta aperto
Dalla Casa Bianca è arrivato anche un messaggio distensivo nei confronti delle autorità cubane. Trump ha detto di ritenere possibile un’intesa tra Washington e L’Avana e ha escluso che, a suo giudizio, si debba ricorrere a un intervento militare.
Il presidente ha descritto la situazione dell’isola come molto grave, spiegando che gli Stati Uniti vorrebbero favorire un ritorno dei propri cittadini. Nel suo ragionamento ha citato anche i cubano-americani interessati a rientrare a Cuba e ha aggiunto: "Credo che Stati Uniti e Cuba riusciranno a trovare un’intesa".
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