Intelligenza artificiale, il vero timore dei giganti: bilanci e Cina
Federico Fubini racconta i protagonisti della rivoluzione tecnologica e il rischio che gli algoritmi trasformino la nostra attenzione in dipendenza e profitto
Per non lasciare che siano le macchine a guidare il rapporto con noi, secondo Federico Fubini occorre partire da una regola semplice: formulare richieste precise e controllare sempre le risposte. «Saper fare domande accurate è l'unico modo per guidare la macchina anziché farsi guidare», spiega il giornalista, invitando gli utenti a conservare il controllo dell'interazione con l'intelligenza artificiale.
L'intimità è il nuovo terreno di conquista
La competizione tecnologica non punta soltanto a catturare qualche secondo in più davanti allo schermo. I sistemi di intelligenza artificiale raccolgono informazioni sulle persone per capire che cosa le trattiene, quali reazioni suscitano e in che modo prolungare il coinvolgimento.
Fubini descrive una trasformazione che va oltre il modello tradizionale dei social network. In Cina sono state realizzate oltre un milione di mini-serie prodotte interamente con l'AI, episodi di tre minuti con trame molto rapide pensate per la fruizione online. Il passo successivo è rappresentato dai compagni virtuali, capaci di assecondare l'utente fino a costruire una relazione affettiva simulata e a collegarla a ulteriori pagamenti.
L'allarme nasconde una fragilità economica
Il giornalista ha seguito il tema direttamente dalla Silicon Valley per il programma d'inchiesta “Mercanti dell’anima - L’AI e il nostro futuro”, composto da due speciali in onda su La7 il 5 e il 12 ottobre, in seconda serata. Il lavoro mette insieme tecnologia, geopolitica e vita quotidiana, ponendo una domanda centrale: come affidarsi alle macchine senza rinunciare alla libertà personale?
Fubini sostiene che l'allarme sui possibili rischi dell'AI non dipenda soltanto dalla paura degli strumenti creati dai suoi protagonisti. A suo giudizio, pesano soprattutto i conti in difficoltà delle grandi aziende e la pressione esercitata dalla concorrenza cinese. «Parlare dei pericoli dell'AI è diventato il loro modo per dire che sono troppo grandi per fallire», afferma, richiamando il comportamento delle banche durante la crisi finanziaria del 2008 e la richiesta di sostegno pubblico.
La convergenza tra imprenditori che in passato hanno difeso posizioni molto diverse nasce quindi da interessi che, secondo il giornalista, si sono avvicinati. Le società americane cercano una sponda nell'amministrazione degli Stati Uniti mentre tentano di contenere l'avanzata dei concorrenti asiatici.
Pechino guadagna terreno
Tra gli elementi più rilevanti dello scenario c'è la crescita dei modelli cinesi, compreso DeepSeek. Questi sistemi avrebbero costi inferiori rispetto a quelli statunitensi e, pur avendo ripreso in parte soluzioni americane, stanno conquistando utenti anche negli Stati Uniti.
Il sostegno finanziario garantito dal governo cinese offre alle aziende una base più solida. Fubini cita un dato preciso: i modelli aperti cinesi, utilizzati dal 25% degli utenti all'inizio dell'anno, sono arrivati al 75% oggi. Per i colossi americani, aggiunge, si tratta di una minaccia di enorme portata.
Amodei resta il caso più ambiguo
Tra le figure esaminate nell'inchiesta, Dario Amodei è quella che presenta il maggior numero di contraddizioni. Le sue origini italiane sono soltanto uno degli aspetti considerati da Fubini, che ne sottolinea il profilo apparentemente più prudente rispetto a quello di altri protagonisti del settore.
Fai una domanda su questo articolo o sul suo argomento: l'AI risponde in modo pertinente.
Amodei si è opposto all'uso militare dei suoi sistemi da parte dell'amministrazione americana, soprattutto quando l'impiego dell'algoritmo avrebbe potuto determinare autonomamente gli obiettivi o eliminare l'intervento umano nelle decisioni sulla vita e sulla morte. In seguito, però, avrebbe cercato il sostegno di Trump per frenare la Cina, sostenendo di fatto l'accelerazione della corsa tecnologica che in precedenza invitava a contenere.
Per Fubini, questa oscillazione rivela una preoccupazione più concreta per la solidità finanziaria dell'azienda che per il pericolo rappresentato dalla tecnologia. Il giornalista considera dunque Amodei molto meno lineare di quanto suggerisca la sua immagine pubblica.
Accanto a lui compare Peter Thiel, descritto come il contraltare più duro e spregiudicato. Nato in Germania e cresciuto in una scuola per discendenti di coloni, Thiel ha sostenuto l'incompatibilità tra democrazia e libertà, ha favorito l'ascesa politica di JD Vance e ha collocato numerosi alleati nei centri decisionali dell'amministrazione americana.
La sua influenza, osserva Fubini, si esercita soprattutto lontano dalle telecamere. Pur disponendo di un'enorme ricchezza, Thiel evita l'esibizione pubblica tipica di altri miliardari della tecnologia; il suo fascino deriva anche da un'intelligenza fuori dal comune e da capacità strategiche coltivate fin da bambino, quando era già un giocatore di scacchi di grande livello.
L'Europa può ancora scegliere
Nel confronto tra Stati Uniti e Cina, l'Europa rischia di rimanere schiacciata, ma il giornalista non considera il risultato già deciso. A suo avviso, il continente dispone di competenze e progetti capaci di costruire un percorso autonomo, invece di limitarsi ad acquistare i modelli sviluppati oltreoceano.
Tra gli esempi indicati c'è Domyn, tecnologia sviluppata da Uljan Sharka, imprenditore italo-albanese che sarà intervistato nella seconda puntata. La sua capacità di calcolo è inferiore a quella dei grandi gruppi americani, ma proprio l'ipotesi che l'Europa possa seguire una strada indipendente, secondo Fubini, preoccupa Washington.
La rivoluzione dei centri dati americani, inoltre, dipende in parte da fornitori europei. Ansaldo Energia contribuisce con apparecchiature e turbine a gas, mentre Siemens fornisce cavi e sistemi di raffreddamento. Queste commesse stanno sostenendo i ricavi di imprese italiane e tedesche e aiutano le rispettive economie a ottenere risultati leggermente migliori delle attese.
Le due puntate di “Mercanti dell’anima - L’AI e il nostro futuro” seguono proprio questa rete di interessi: dalle scelte dei grandi imprenditori tecnologici fino agli effetti sugli utenti comuni. Il punto non riguarda soltanto chi controllerà la prossima generazione di macchine, ma anche quanto spazio resterà alle persone per decidere come usarle senza diventare parte del loro modello di profitto.
Continua a leggere
Deepfake vocali, bastano 3 secondi: il falso costa appena 30 euro
La clonazione della voce è diventata economica e accessibile, alimentando truffe, manipolazioni politiche e nuovi strumenti per tutelare identità e creatività
Tregua senza pace a Gaza: così vivono Shurouq e sua figlia
A un anno dal cessate il fuoco, quasi due milioni di palestinesi restano confinati tra macerie, tende, scuole distrutte e cure difficili da raggiungere.
Garlasco, il documento su Stasi divide gli esperti: cosa contiene
La criminologa Alessandra Bramante nega di aver redatto un profilo psicologico, mentre la difesa esamina nuovi atti in vista della revisione del processo.
Baby Gang, respinti i domiciliari: il gip teme legami oltreconfine
Il giudice di Lecco conferma la custodia cautelare per Zaccaria Mouhib, mentre la difesa contesta l’esistenza della rete criminale e invoca il percorso terapeutico del 25enne.