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Cronaca 3 min di lettura1 ora fa

Baby Gang, respinti i domiciliari: il gip teme legami oltreconfine

Il giudice di Lecco conferma la custodia cautelare per Zaccaria Mouhib, mentre la difesa contesta l’esistenza della rete criminale e invoca il percorso terapeutico del 25enne.

La richiesta di trasferire Baby Gang in una comunità terapeutica con controllo elettronico non è stata accolta. Il gip di Lecco ha scelto di mantenere Zaccaria Mouhib in carcere, ritenendo ancora attuali e particolarmente gravi i rischi legati alla sua posizione giudiziaria.

Il provvedimento è stato impugnato dalla difesa davanti al Riesame di Milano. I legali sostengono che il giudice abbia valorizzato soprattutto vicende precedenti, senza considerare abbastanza le condizioni psicologiche del cantante e il trattamento già iniziato fuori dall’istituto penitenziario.


La difesa contesta il viaggio in Iraq

Mouhib, 25 anni, è stato arrestato nuovamente il 17 marzo nell’ambito di un’indagine della Procura di Lecco. Le contestazioni riguardano, tra gli altri fatti, la detenzione di armi e presunti maltrattamenti ai danni della fidanzata. La Procura ha già concluso gli accertamenti in vista della richiesta di processo.

Per l’accusa e per il gip, il viaggio compiuto in Iraq nel 2025 sarebbe la prova dei rapporti con una struttura criminale di dimensione internazionale. Dagli atti, comprese alcune intercettazioni del luglio 2025, emergerebbe che il trapper avrebbe raggiunto il Paese mentre era sottoposto a sorveglianza speciale, partecipando alla realizzazione di un video con armi pesanti.

La difesa offre però una ricostruzione diversa. Secondo il legale, Mouhib si sarebbe recato in Iraq esclusivamente per girare un videoclip e gli accordi per l’accoglienza e l’assistenza durante le riprese sarebbero stati curati dalla casa di produzione con esponenti dell’esercito locale. Il ricorso sottolinea inoltre che nell’ordinanza non vengono indicati i presunti membri della rete alla quale il giovane avrebbe fatto riferimento.


Per il gip il rischio resta concreto

Nel motivare la permanenza in carcere, il giudice ha richiamato i precedenti del 25enne, le difficoltà mostrate nel rispettare gli obblighi imposti e il periodo trascorso sotto un regime di sorveglianza particolare. L’ordinanza considera quindi di “eccezionale rilevanza” le esigenze cautelari, anche per il possibile condizionamento di persone vicine al gruppo Npt.

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Secondo il gip, l’influenza esercitata dal cantante potrebbe favorire pressioni sui testimoni, l’occultamento di armi o comportamenti volti a proteggerlo dalle responsabilità. Il giudice ritiene inoltre che la sua immagine pubblica e il seguito di cui dispone possano aumentare la capacità di coinvolgere altri soggetti.

Nel provvedimento, questa pericolosità viene collegata sia alla dimensione artistica sia a quella personale di Baby Gang. Il gip sostiene che il giovane avrebbe trasformato alcuni comportamenti violenti in un elemento identitario, riuscendo a raccogliere intorno a sé persone pronte a sostenerlo anche in situazioni estreme.


La battaglia sulle fragilità personali

La difesa ritiene invece che la decisione non abbia dato il giusto peso alla “doppia diagnosi” indicata nella documentazione sanitaria: un disturbo psichiatrico associato all’abuso di sostanze stupefacenti. Per i legali, proprio queste condizioni avrebbero dovuto favorire la prosecuzione del programma individuale in una struttura esterna al carcere.

Nel ricorso viene citata anche la disponibilità del cantante ad affrontare una revisione dei propri comportamenti e a confrontarsi con il passato. La documentazione più recente, secondo la difesa, mostrerebbe un atteggiamento più aperto verso il percorso terapeutico e il riconoscimento delle condotte devianti.

Il contrasto tra le due posizioni resta quindi netto: da una parte il gip vede un soggetto inaffidabile, con collegamenti ampi e una capacità significativa di influenzare il proprio ambiente; dall’altra i legali negano l’esistenza della rete internazionale e chiedono che prevalga la prospettiva del recupero in comunità.

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