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Cronaca 3 min di lettura3 giorni fa

Il «terrore silente» del Nord: l’allarme di Lucia Musti sulle pm antimafia

La procuratrice generale di Torino denuncia la scarsa attenzione per l’intimidazione subita da Alessandra Cerreti e descrive le modalità con cui le mafie agiscono al Nord.

Nel Settentrione la criminalità organizzata non avrebbe bisogno di gesti plateali per intimidire: secondo Lucia Musti, procuratrice generale di Torino, il messaggio mafioso può viaggiare attraverso segnali discreti ma perfettamente comprensibili. L’allarme è stato lanciato durante il convegno di Libera “Non è altrove”, dedicato alla presenza delle organizzazioni criminali in Piemonte.


Al Nord la paura cambia volto

Musti ha contrapposto la violenza manifesta di alcune aree del Paese a una forma più discreta di pressione presente in Piemonte e a Torino, definita dalla magistrata “terrore silente”. Per anni, ha spiegato, in Piemonte e in Emilia Romagna si è pensato che l’assenza di sparatorie eclatanti fosse la prova dell’estraneità del territorio al fenomeno mafioso.

Quella lettura, secondo la procuratrice generale, ha favorito sottovalutazioni e rimozioni. Le cosche, ha aggiunto, devono comunque far arrivare i propri segnali per poter operare: a volte sono indiretti, ambigui o difficili da decifrare, ma raggiungono ugualmente il destinatario. Musti ha parlato di un “messaggio indubbiamente raffinato, a volte criptico, sottinteso, mediato”.


Le magistrate sempre più esposte

L’intimidazione contro Alessandra Cerreti si inserisce in una serie più ampia di episodi rivolti a magistrate impegnate sul fronte antimafia. Casi analoghi, secondo quanto ricordato durante l’incontro, hanno riguardato diverse città, da Potenza a Verona, passando per Milano e Reggio Emilia.

Pochi giorni fa il mezzo della scorta di Cerreti è stato danneggiato: sul vetro blindato sono comparsi tre segni, probabilmente provocati da colpi di martello. Poiché la pm lavora a Milano, gli accertamenti sono stati affidati alla Procura di Brescia, competente per i procedimenti che coinvolgono magistrati milanesi.

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«Perché se fosse un uomo?»

Proprio sulla risonanza dell’episodio si è concentrata la denuncia della procuratrice generale. A suo giudizio, l’attacco ha ricevuto un’attenzione limitata anche per la sede in cui opera la magistrata e per il fatto che la vittima sia una donna. “Maliziosamente ma con il coraggio delle mie idee mi viene da dire che forse se un evento di simile portata si fosse verificato in danno di un magistrato che opera a sud di Roma avrebbe avuto maggiore risonanza, e forse se il magistrato fosse appartenuto al genere maschile, avrebbe avuto maggiore risonanza”, ha affermato Musti.

Cerreti è la titolare dell’inchiesta Hydra, considerata la più ampia indagine sulla mafia attualmente in corso in Italia. Dopo il primo esito del rito abbreviato, con oltre 500 anni complessivi di condanne, il procedimento prosegue con il giudizio ordinario.


Un precedente già inquietante

L’episodio più recente non rappresenta il primo segnale rivolto alla pm milanese. Un anno fa i veicoli della sua tutela erano stati seguiti durante il rientro verso Milano: un Suv nero si era inserito tra le auto in autostrada, per poi restare vicino al convoglio fino all’ingresso in città.

La sequenza degli episodi e la diffusione di minacce simili in altri territori alimentano la preoccupazione per la sicurezza delle magistrate impegnate nelle indagini contro le organizzazioni criminali. Per Musti, il fatto che la pressione non assuma sempre forme clamorose non significa che sia meno concreta.

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