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Cronaca 2 min di lettura5 giorni fa

Il 112, le lacrime e il giallo di Torino: cosa ha raccontato la madre

La donna ricostruisce il contatto con il figlio e chiarisce che fu lui a rivolgersi agli operatori, mentre gli investigatori proseguono gli accertamenti sull’omicidio.

A chiamare il 112, secondo la ricostruzione della madre, sarebbe stato direttamente Christian Matheus De Oliveira Morando. La donna sostiene di averlo incontrato in zona Rebaudengo e di averlo spinto a rivolgersi alla polizia, senza però riuscire a capire subito che cosa fosse accaduto nell’abitazione dove sarebbe stato trovato il corpo di Fabio Colapietro.


Il contatto con il 112 resta centrale

La madre racconta che il figlio le aveva indicato soltanto una zona della città, non il luogo preciso dell’appartamento. Dopo averlo raggiunto in piazza Rebaudengo, gli avrebbe chiesto di chiamare le forze dell’ordine: “Mi ha detto dov’era, però non era all’indirizzo della persona”.

Durante la telefonata, il giovane sarebbe apparso molto agitato e avrebbe parlato in modo poco comprensibile. Alla domanda degli operatori sulla presenza di altre persone, avrebbe indicato la madre, passandole poi il telefono. La donna avrebbe quindi invitato gli agenti a intervenire: “Venite qua, perché mio figlio ha fatto del male a qualcuno”.


La madre: non capivo la gravità

Interpellata su quanto fosse successo, la donna afferma di non aver avuto elementi sufficienti per ricostruire l’accaduto. Il figlio, secondo il suo racconto, piangeva, appariva disperato e pronunciava frasi sconnesse; da quei segnali aveva comunque intuito che la situazione fosse seria.

Per questo gli avrebbe raccomandato di parlare con la polizia e di assumersi la responsabilità di chiarire i fatti. Agli operatori, invece, avrebbe detto di rivolgersi direttamente a lui: non appena arrivati, gli investigatori lo hanno preso in consegna e hanno avviato gli accertamenti.

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L’omicidio e le altre persone fermate

Christian Matheus De Oliveira Morando, 26 anni, è stato fermato nell’indagine sulla morte di Fabio Colapietro, 39 anni. Il cadavere della vittima, che presentava segni di violenza ed era stato fatto a pezzi, è stato rinvenuto in un alloggio nella periferia settentrionale di Torino.

Nello stesso procedimento risultano coinvolte anche una ragazza di 22 anni e una professoressa di 46 anni. Per loro le contestazioni riguardano il favoreggiamento e il concorso nella soppressione del cadavere. Tra le piste esaminate dagli inquirenti c’è quella di una lite legata al crack, durante la quale Colapietro potrebbe essere stato ucciso.


La distanza dalle frequentazioni del figlio

La madre precisa inoltre di non conoscere le persone che il figlio frequentava e di avere una cerchia di conoscenze completamente diversa. Ha anche spiegato che il 26enne non viveva più nell’abitazione familiare da molto tempo.

La sua versione, dunque, si concentra soprattutto sui momenti precedenti all’intervento della polizia e sulla telefonata al 112. Quanto alle responsabilità e alla dinamica della morte, la donna ha lasciato agli investigatori il compito di verificare che cosa sia accaduto.

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