Ho paura»: Sempio parla dell’indagine e difende la condanna di Stasi
A Porta a Porta l’indagato racconta l’isolamento vissuto in casa, respinge l’accusa legata all’impronta e spiega perché teme il carcere.
Andrea Sempio racconta di sentirsi prigioniero nella propria abitazione e di convivere con il timore che l’immagine di assassino possa accompagnarlo a lungo. Intervenuto a Porta a Porta, l’indagato ha parlato anche dell’eventualità del carcere e degli elementi al centro dell’inchiesta.
Il peso di un’accusa che resta
Sempio ha descritto così la sua situazione: «Chiuso in casa, ho paura». A preoccuparlo non sarebbe soltanto la possibile conseguenza giudiziaria, ma anche il marchio sociale legato all’accusa, che considera difficile da cancellare.
Secondo quanto riferito durante la trasmissione, il pensiero della detenzione è presente nonostante la sua posizione. L’indagato sostiene infatti che la reputazione di chi viene associato a un omicidio possa rimanere segnata anche quando la vicenda giudiziaria non è conclusa.
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L’impronta contestata e il caso Stasi
Nel corso dell’intervento, Sempio ha ribadito di non riconoscere come propria l’impronta finita nell’inchiesta. La sua spiegazione si concentra anche sulla misura delle calzature: «Ho sempre portato scarpe 44».
Pur trovandosi coinvolto nell’indagine, Sempio ha detto di ritenere corretta la condanna di Stasi. La sua posizione, quindi, distingue il giudizio espresso su quella sentenza dalla contestazione degli elementi che lo riguardano direttamente.
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