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Cronaca 2 min di lettura6 giorni fa

Glovo, la Procura rilancia: chiesto il Riesame sull’obbligo di assunzione

Palazzo di giustizia torna a confrontarsi sul destino dei rider di Foodinho-Glovo: per i pm resta in piedi l’ipotesi di lavoro subordinato, mentre il gip ha escluso un ordine generalizzato di assunzione.

La partita giudiziaria sui rider di Foodinho-Glovo non è chiusa. Dopo il no del gip all’istanza della Procura, i pm di Milano hanno scelto di insistere e hanno portato la questione davanti al Riesame, chiedendo di nuovo che i ciclofattorini vengano inquadrati come lavoratori subordinati.

Al centro dello scontro c’è anche il nuovo assetto tariffario contestato dai magistrati: secondo l’accusa, nonostante gli aumenti introdotti nei mesi scorsi, circa il 30% dell’attività continuerebbe a non essere remunerato. Per la Procura, dunque, la società starebbe ancora operando in una condizione di illegalità sul fronte delle paghe.


La mossa della Procura dopo il no del

L’atto d’appello è stato depositato dal pm Paolo Storari, che guida l’inchiesta dei carabinieri del Nucleo tutela del lavoro. Il fascicolo, a febbraio, aveva già portato Foodinho-Glovo sotto controllo giudiziario per caporalato.

Con il ricorso, i magistrati chiedono che, tramite l’amministratore giudiziario, venga imposto alla società l’utilizzo di contratti da lavoro subordinato per tutti i rider, con la conseguente assunzione dei ciclofattorini.


Per il gip il tema va deciso altrove

Roberto Crepaldi, due giorni fa, aveva respinto la richiesta della Procura. Secondo il giudice, la scelta su come classificare i rider non spetta a un provvedimento generalizzato, ma ai rapporti tra imprese e sindacati nelle trattative sulla contrattazione, oltre che ai singoli giudizi davanti ai giudici del lavoro.

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Nel provvedimento, il gip ha sottolineato che una qualificazione estesa a tutti come subordinati, indipendentemente dalla frequenza dell’attività o dal numero di committenti, comporterebbe un forte impatto economico e organizzativo. Non solo per l’azienda, ma anche per gli stessi lavoratori, che si troverebbero vincolati a regole più rigide su orari e mono-committenza.

La linea della Procura è opposta. Per i pm, anche alla luce di un decreto recente del governo Meloni, i rider andrebbero considerati subordinati quando emergono poteri di direzione e controllo: in quel caso, sostengono, scatta la presunzione di subordinazione salvo prova contraria.

Ora toccherà al Riesame fissare l’udienza per discutere l’appello.

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