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Cronaca 2 min di lettura5 ott

Gere accusa, Salvini replica: lo scontro sui migranti si riaccende

L’attore rilancia la difesa dei diritti dei migranti con un video per ActionAid, mentre il ministro risponde duramente ricordando il processo sui porti chiusi.

«Siamo tutti migranti. Difendiamo la nostra comune umanità finché siamo ancora in tempo»: è il messaggio con cui Richard Gere ha chiuso il video realizzato per ActionAid. L’attore chiede che le politiche migratorie non trasformino le persone in numeri e che il diritto d’asilo resti tutelato.


I numeri sui centri per rimpatri

Il richiamo arriva mentre un rapporto di ActionAid, sviluppato insieme all’Università di Bari, segnala dati critici sul funzionamento dei centri per il rimpatrio. Nel 2025 le persone trasferite in queste strutture sono state 6.835, il valore più alto rilevato, ma soltanto il 25,3% è stato poi rimpatriato.

Rispetto al 2022, i rimpatri effettivi risultano diminuiti del 45,1%. Secondo l’organizzazione, il quadro suggerisce che molti individui siano stati trattenuti in strutture dalle quali non avrebbero dovuto passare, alla luce dell’esito finale delle procedure.


La replica di Salvini

Matteo Salvini ha reagito al filmato definendolo un attacco rivolto all’Italia e ai suoi cittadini. In un messaggio pubblicato sui social network, il ministro dei Trasporti ha scritto: «Caro radical chic che vive nel lusso, continua a fare l’attore (peraltro bravo) ma evita di dare lezioni non richieste agli Italiani».

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Nello stesso intervento, Salvini ha rievocato il procedimento giudiziario nel quale era imputato per sequestro di persona. Il riferimento è alla mancata testimonianza di Gere, che avrebbe dovuto deporre contro di lui nella vicenda legata alla chiusura dei porti alle navi delle organizzazioni non governative.


L’allarme sulle politiche migratorie

Nel filmato diffuso da ActionAid, Gere sostiene che la paura stia prendendo il posto della compassione. A suo giudizio, detenzione, deportazione e trasferimento delle persone oltre i confini europei vengono sempre più rappresentati come strumenti ordinari per affrontare la migrazione.

L’attore indica inoltre nei centri realizzati in Albania, a Shengjin e Gjader, un precedente per modelli che potrebbero spingersi ancora più lontano dai territori dell’Unione europea e dal controllo dell’opinione pubblica. Il suo appello è a gestire gli arrivi senza condizioni disumane, senza comprimere la possibilità di chiedere asilo e senza considerare i diritti fondamentali un ostacolo.

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