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Cronaca 3 min di lettura1 ora fa

Carrie torna in 8 episodi: perché la storia più nota fa ancora paura

Mike Flanagan riporta su Prime Video il romanzo di Stephen King con una versione seriale ambientata nell’epoca dei social e capace di rinnovare un racconto già celebre.

La sorpresa non sta nel finale, noto ormai anche a chi non ha mai aperto il libro o visto uno dei film, ma nel modo in cui Mike Flanagan riesce a dare nuova forza a una storia diventata un classico dell’orrore. Dal 7 ottobre 2026, Prime Video propone tutti gli 8 episodi della miniserie ispirata al romanzo pubblicato da Stephen King nel 1974.


Una tragedia già scritta, ma non del tutto

In poco più di mezzo secolo, Carrie è passata dalla pagina allo schermo e al teatro. Il film del 1976 diretto da Brian De Palma resta il riferimento più noto, mentre sono arrivati anche uno spettacolo teatrale nel 1988, un seguito nel 1999 e due rifacimenti, usciti nel 2002 e nel 2013. La produzione di Flanagan rappresenta il primo tentativo di trasformare il materiale in una serie televisiva.

La vicenda si apre dopo un incendio devastante che, dal liceo Ewen, ha raggiunto la cittadina di Chamberlain, nel Maine, lasciando dietro di sé vittime e distruzione. L’attenzione degli investigatori si concentra soprattutto sulla festa di fine anno, alla quale avevano partecipato molti degli studenti coinvolti, e il nome che ricorre più spesso è quello di Carrietta White, chiamata da tutti Carrie e interpretata da Summer H. Howell.


La ragazza schiacciata tra casa e scuola

A quindici anni Carrie conduce una vita isolata insieme alla madre Margaret, interpretata da Samantha Sloyan, una donna dominata dal fanatismo religioso. Il padre Ralph, che lavorava nel settore edilizio, è morto in un incidente terribile: rimasta sola, Margaret deve cercare un impiego e iscrivere la figlia a scuola.

L’ingresso nel nuovo ambiente viene affrontato da Carrie con fiducia, ma le aspettative durano poco. Christine, il personaggio di Alison Thornton, comincia a tormentarla; Sue, interpretata da Siena Agudong, e il suo fidanzato Tommy, interpretato da Joel Oulette, mostrano invece maggiore disponibilità nei suoi confronti. Tra i corridoi e gli spogliatoi si ripete anche l’umiliazione degli assorbenti lanciati contro di lei, mentre la professoressa Desjardin e il consulente Peter Morton cercano di offrirle sostegno.

La violenza psicologica subita a scuola si somma alle pressioni della madre. È in questo accumulo di paura e vergogna che Carrie comincia a manifestare la telecinesi, un potere presente in lei fin dall’infanzia. Quando impara a governarlo, le conseguenze per Chamberlain diventano inevitabilmente drammatiche.

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Flanagan aggiorna il terrore

La serie conserva alcuni passaggi riconoscibili del romanzo e delle precedenti trasposizioni, compreso lo scherzo organizzato da Chris e Billy e il suo effetto devastante. Altri episodi vengono modificati o spostati; una scena legata a una bicicletta, invece, non sembra comparire in questa versione. La differenza più significativa riguarda però il contesto: la storia è stata portata nell’epoca dei social.

Un atto di bullismo, oggi, non resta confinato ai compagni di scuola. Un contenuto diffuso su Instagram può trasformare una vergogna privata in una condanna osservata da un pubblico molto più vasto, oltre i confini della cittadina. Allo stesso tempo, ciò che arriva dall’esterno contribuisce a modificare il destino dei protagonisti, trasformando la vicenda locale in un riflesso delle tensioni contemporanee.


Una rilettura più ampia del classico

Flanagan inserisce nella sua Carrie richiami a Undici di Stranger Things, suggestioni riconducibili a Fight Club e diversi riferimenti destinati agli spettatori più attenti, tra cui un manifesto dedicato a una rassegna sui film di De Palma. Questi elementi non cancellano la familiarità della storia, ma la inseriscono in una costruzione più articolata e sorprendentemente coinvolgente.

L’unica possibile riserva riguarda la quantità di sangue mostrata: chi si aspettava un’esplosione più marcata di scene splatter potrebbe rimanere parzialmente deluso. La scelta, tuttavia, può essere letta anche come un punto di forza, perché consente alla miniserie di puntare sulla tensione, sui personaggi e sull’evoluzione della tragedia invece di affidarsi soltanto all’effetto visivo.

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