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Cronaca 3 min di lettura6 ott

Garlasco, reperti distrutti prima del via libera: la nuova pista dei pm

L’inchiesta su Andrea Sempio riaccende i riflettori sulle anomalie nella gestione delle prove e su una relazione psicologica mai firmata dedicata ad Alberto Stasi.

La gestione dei reperti del delitto di Garlasco torna al centro dell’indagine della Procura di Pavia. Secondo quanto ricostruito dal Tg1, alcune tracce sarebbero state eliminate nel 2016, diversi anni prima dell’autorizzazione formale dell’autorità giudiziaria, arrivata nel 2022. Nel frattempo, gli investigatori hanno acquisito anche una valutazione psicologica riservata ad Alberto Stasi: un documento di 13 pagine, privo di firma e data, che non sarebbe mai stato depositato.


I reperti al centro dei nuovi accertamenti

L’attenzione dei pm riguarda soprattutto gli eluiti, cioè le soluzioni liquide ottenute dall’analisi di tracce e materiali sequestrati. La procura sta cercando di ricostruire chi abbia disposto la loro eliminazione e in quale momento sia stata presa la decisione.

Le verifiche sono partite dopo che gli inquirenti hanno chiesto al Ris di Parma la documentazione completa sulla storia dei reperti. Da quella richiesta, secondo la ricostruzione del Tg1, sarebbe emerso che parte del materiale era già stata distrutta nel 2016, mentre il provvedimento giudiziario per procedere sarebbe arrivato soltanto nel 2022.

Nel settembre 2021 la Corte d’Assise d’appello aveva stabilito che alcuni reperti ancora sottoposti a sequestro potevano essere eliminati. La difesa di Stasi si era opposta poche settimane più tardi, chiedendo che determinati elementi restassero disponibili per eventuali future analisi.

L’opposizione fu accolta solo in parte nel gennaio 2022. Nello stesso contesto venne autorizzata la distruzione di alcuni reperti e fu prevista, tra le altre decisioni, la restituzione delle biciclette appartenute a Stasi. L’apertura della nuova indagine nel 2025 ha spinto la Procura di Pavia a esaminare nuovamente ogni passaggio.


La relazione senza firma su Stasi

Tra i documenti recentemente acquisiti compare una consulenza psicologica intestata ad Alessandra Bramante, indicata come psicologa criminologa clinica. Il testo non è su carta intestata, non riporta né data né sottoscrizione e risulta composto da osservazioni sviluppate al computer.

Il materiale esamina le dichiarazioni rese da Stasi agli investigatori tra il 14 e il 22 agosto 2007, oltre alla telefonata effettuata al 118 dopo la morte di Chiara Poggi. Una prima parte organizza le annotazioni in una griglia; seguono 17 punti dedicati ad aspetti ritenuti significativi dall’estensore.

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La valutazione descrive Stasi come una persona fredda, controllata e fortemente concentrata su se stessa. Nel documento vengono ipotizzati anche tratti narcisistici e manipolatori, insieme a una tendenza all’ipercontrollo. L’autore rileva inoltre contraddizioni nelle risposte e passaggi che apparirebbero ripetuti in modo meccanico.

Nelle conclusioni si parla di una presunta distanza emotiva rispetto alla vittima e di elementi giudicati poco coerenti nel racconto della relazione con Chiara. Il testo si sofferma anche sulle abitudini della coppia, sulla frequenza degli incontri e su alcuni regali, traendone considerazioni sul loro rapporto.


Perché il documento non vale come prova

Il codice di procedura penale non consente di utilizzare consulenze finalizzate a definire il carattere, la personalità, la propensione a delinquere o le caratteristiche psichiche dell’indagato. La regola vale sia per Stasi sia per Andrea Sempio, oggi coinvolto nella nuova inchiesta sull’omicidio del 2007.

Per questo la relazione non può entrare nel processo come elemento probatorio. I pm, tuttavia, vogliono stabilire quale sia l’origine del documento, chi lo abbia redatto e per quale motivo sia rimasto tra le carte dell’indagine senza essere consegnato.

Un ulteriore interrogativo riguarda il suo percorso negli archivi investigativi. La procura sta infatti verificando se la relazione fosse stata predisposta durante le prime indagini e perché il Ris di Parma non l’avesse inserita nel fascicolo relativo a Stasi.

L’indagine procede quindi su due piani: da una parte la provenienza e il significato della valutazione psicologica, dall’altra la gestione dei materiali distrutti. Saranno gli accertamenti sui registri e sulle autorizzazioni a chiarire se la cancellazione dei reperti sia avvenuta secondo le procedure previste.

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