Garlasco, quattro perizie riaccendono il caso: cosa pesa su Sempio
La procura di Pavia ha chiuso l’inchiesta sul 38enne: impronta, calzatura compatibile e ricostruzione dell’aggressione sostengono l’accusa per la morte di Chiara Poggi.
Il caso di Garlasco entra in una fase decisiva: la procura di Pavia ha concluso le indagini su Andrea Sempio, 38 anni, depositando quattro nuove consulenze tecniche sull’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto nel 2007. Gli accertamenti non modificano le contestazioni già mosse, ma secondo gli inquirenti aggiungono elementi alla ricostruzione dell’aggressione e preparano il terreno alla richiesta di rinvio a giudizio.
Impronta e scarpa restano centrali
Tra gli elementi indicati dagli investigatori figura la cosiddetta impronta 33, attribuita alla mano destra e individuata sul muro vicino al corpo della vittima. L’ipotesi della procura è che l’assassino si sia appoggiato all’intonaco per verificare le condizioni di Chiara. Il materiale venne raschiato per cercare eventuali tracce di sangue, ma l’esame non fornì un risultato positivo.
Una nuova prova sperimentale sostiene tuttavia che l’intonaco, per la presenza di particelle minerali alcaline, possa impedire di rilevare il sangue. Di conseguenza, l’esito negativo dell’analisi non consentirebbe di stabilire né l’assenza né la presenza di tracce ematiche.
Un secondo punto riguarda una calzatura Frau numero 42, associata alle impronte con il caratteristico disegno “a pallini”. Le sue dimensioni vengono giudicate compatibili con il piede di Sempio, che ha sempre sostenuto di portare il 44. Cristina Cattaneo, insieme a Gianpaolo Iuliano e Nicola Caprioli, ha considerato anche la possibilità che l’aumento di peso nel corso degli anni abbia modificato larghezza e volume del piede.
La ricostruzione parla di un attacco prolungato
Le consulenze medico-legali descrivono una sequenza di colpi distribuita nel tempo. Secondo la procura, dopo un primo scontro l’aggressore avrebbe colpito Chiara più volte con un oggetto contundente, l’avrebbe trascinata verso l’ingresso della cantina e poi fatta scivolare lungo le scale, continuando a colpirla anche quando era già priva di conoscenza. Le lesioni al cranio e al volto sarebbero almeno 12.
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Gli esperti ritengono inoltre che la giovane abbia compiuto movimenti difensivi, almeno in forma passiva, durante una colluttazione protrattasi oltre i primi colpi. La morte, stando alla consulenza, potrebbe essere sopraggiunta da 15 a 30 minuti dopo alcune delle ferite e non viene esclusa una sopravvivenza complessiva arrivata fino a 60 minuti. La procura definisce l’azione “un attacco spietato mosso da motivi abietti”, collegandola al rifiuto di un approccio sessuale da parte della vittima.
Difesa e processo, i prossimi passaggi
Una delle consulenze non ha invece potuto chiarire la condizione psichica di Sempio. Il professore Roberto Catanesi, incaricato dell’accertamento, ha spiegato di non avere dati sufficienti perché l’indagato ha rifiutato di sottoporsi alla visita. Per questo non è stato possibile rispondere in modo adeguatamente motivato ai quesiti sulla sua capacità.
La procura non ha richiamato nel nuovo comunicato alcuni aspetti già emersi durante i 18 mesi di attività investigativa, tra cui l’esame del DNA, la mancanza di un alibi per la mattina del delitto e la presunta ossessione nei confronti di Chiara Poggi. Dopo la notifica dell’avviso di conclusione delle indagini, la difesa dispone di 20 giorni per depositare le proprie consulenze o presentare osservazioni.
Al termine di questo periodo, i magistrati potranno chiedere il rinvio a giudizio di Sempio. L’accusa resta quindi quella già formulata, ora accompagnata dai nuovi accertamenti sulla dinamica dell’omicidio, sull’impronta e sulla compatibilità della scarpa.
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