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Garlasco, la revisione di Stasi torna possibile: cosa può accadere

Le nuove risultanze su Andrea Sempio potrebbero riaprire il caso dell’ex condannato, ma ogni passaggio dovrà essere dimostrato in sede processuale.

Gli elementi raccolti a carico di Andrea Sempio potrebbero diventare rilevanti per una revisione della condanna di Alberto Stasi, ma non autorizzano a dare per dimostrata la responsabilità dell’indagato. A sottolinearlo è Daniele Bocciolini, penalista del foro di Roma, secondo cui le circostanze emerse devono ancora essere verificate e provate.

La procedura, inoltre, richiede una novità capace di mettere in discussione il verdetto definitivo. Tra le ipotesi considerate rientrano anche una decisione fondata, in astratto, su elementi falsi o non correttamente acquisiti: si tratta però di una strada che non può essere percorsa senza riscontri concreti.


Gli elementi che possono aiutare Stasi

Bocciolini ritiene che la difesa di Stasi possa presentare l’istanza anche se la Procura Generale non dovesse procedere autonomamente. Il legale ricorda che gli avvocati dell’ex condannato lavorano da tempo a questa possibilità e indica diversi dati potenzialmente utilizzabili nel ricorso.

Nel gruppo rientrano gli accertamenti sul Dna trovato sotto le unghie di Chiara Poggi, la cosiddetta impronta 33 e la compatibilità tra il piede di Sempio e il segno lasciato sulla scena del delitto. Il penalista sostiene che, sotto il profilo strettamente processuale, gli elementi oggi disponibili porterebbero a ritenere che Stasi dovesse essere assolto, ma precisa che la valutazione spetta agli organi competenti.


Il nodo della bicicletta

Un altro punto riguarda i pedali della bicicletta di Stasi. Secondo quanto riferito dalla Procura di Pavia, da 19 anni esisterebbe un risultato negativo sull’eventuale presenza del Dna della vittima, senza che questo dato fosse stato inserito negli atti del processo.

Se confermata e adeguatamente documentata, questa circostanza potrebbe rafforzare la richiesta di revisione. La legge consente infatti di chiedere un nuovo esame non soltanto quando compaiono prove inedite, ma anche quando la condanna risulta collegata, almeno in linea teorica, a un falso.

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Cosa può fare la Procura Generale

La Procura di Pavia ha comunicato di avere concluso la nuova indagine su Sempio e ha notificato alla sua difesa l’avviso previsto dall’articolo 415 bis. I pubblici ministeri attribuiscono all’indagato l’impronta 33 sul muro della scala dove fu rinvenuto il corpo di Chiara Poggi; aggiungono inoltre che non è possibile escludere che quella traccia sia stata lasciata da una persona con le mani sporche di sangue.

Gli investigatori collegano a Sempio anche l’impronta di una calzatura Frau, numero 42, individuata nella villetta di Garlasco il 13 agosto 2007, giorno dell’omicidio. La Procura esclude inoltre la presenza del Dna di Chiara Poggi sui pedali della bicicletta di Stasi, che resta l’unico condannato in via definitiva per il delitto.


La revisione non è automatica

Bocciolini chiarisce che la Procura di Pavia non ha inoltrato finora una richiesta alla Procura Generale di Milano, pur avendola informata degli aspetti potenzialmente utili. Una volta terminato in modo definitivo il procedimento investigativo, la Procura Generale potrebbe quindi valutare autonomamente la presentazione dell’istanza.

In alternativa, l’iniziativa potrebbe partire dalla difesa di Stasi. Per ottenere la revisione, tuttavia, non basta elencare nuove circostanze: occorre dimostrare che esse siano realmente idonee a rovesciare la sentenza irrevocabile e a provare che il condannato doveva essere prosciolto.

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