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Cronaca 2 min di lettura7 ore fa

Garlasco, la famiglia Cappa rompe il silenzio: «Basta essere indicati come assassini

Maria Rosa Poggi ha scelto di partecipare alla nuova indagine sul delitto di Chiara, mentre i legali valutano i prossimi passi processuali

La famiglia Cappa sostiene di aver pagato per anni il prezzo di una pressione mediatica alimentata da ricostruzioni prive di fondamento. Nessuno dei suoi componenti è mai stato iscritto nel registro degli indagati per l’omicidio di Chiara Poggi, ma il loro nome è rimasto associato a una narrazione che l’avvocata Valeria Mettica definisce distorta e devastante.

Secondo la legale, l’esposizione pubblica ha lasciato conseguenze difficili da cancellare: «È complicato far tacere la voce di chi ti presenta come “assassino”». Mettica, insieme agli avvocati Antonio Marino e Gabriele Casartelli, sta inoltre seguendo le denunce presentate dai membri della famiglia contro le persone ritenute responsabili di diffamazione.


Il peso delle accuse sui social

La difesa contesta il racconto costruito negli anni attorno ai Cappa, ritenendo che sia stato portato avanti anche al di là degli esiti delle indagini condotte dalla Procura di Pavia. La famiglia, ha spiegato Mettica, non avrebbe mai temuto che gli accertamenti potessero condurre a risultati diversi da quelli emersi, ma ha dovuto affrontare una costante esposizione pubblica.

Il riferimento è anche agli attacchi comparsi sui social, che hanno colpito la cosiddetta “famiglia K”. Le querele depositate negli ultimi mesi rappresentano la risposta giudiziaria scelta dai Cappa contro quella che i loro legali considerano una campagna lesiva della reputazione.

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La scelta di entrare nell’inchiesta

In questo contesto Maria Rosa Poggi, madre di Stefania e Paola Cappa, ha assunto il ruolo di persona offesa nella nuova indagine della Procura di Pavia sull’uccisione di Chiara Poggi, sua nipote, avvenuta a Garlasco il 13 agosto 2007. La decisione risale allo scorso maggio e consente alla donna di accedere agli atti del procedimento.

Mettica ha chiarito che l’iniziativa non nasce con l’obiettivo di colpire Andrea Sempio, attualmente indagato, né Alberto Stasi, condannato per il delitto. «Non è un atto contro nessuno», ha sottolineato l’avvocata, ribadendo il rispetto della difesa per l’attività dei pubblici ministeri e spiegando che la sua assistita vuole conoscere in modo diretto gli elementi raccolti.

La professionista ha ricordato che si tratta di una facoltà riconosciuta dal codice di procedura. Dopo aver esaminato la documentazione già acquisita a maggio e quella che sarà ritirata in Procura a Pavia, Maria Rosa Poggi deciderà se chiedere di partecipare come parte civile nel caso in cui si arrivi a un nuovo processo.

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